• "Non volevo più lasciarla", il racconto di Mauro che ha salvato Giulia

"Non volevo più lasciarla", il racconto di Mauro che ha salvato Giulia

Il vigile del fuoco ha estratto la bimba. "E' stato come prendere in braccio un figlio per la prima volta"

"Quando finalmente siamo riusciti a liberarla, è stata lei a venire tra le mie braccia e a saltarmi al collo: in quel preciso momento non l'avrei voluta lasciare mai più. In tutto quell'inferno, tirare fuori un angioletto così, per di più vivo, è qualcosa di indescrivibile. Una cosa simile a quando prendi in braccio per la prima volta un figlio". Mauro D'Angeli è l'uomo che ha salvato Giulia dalle macerie di Amatrice: è un vigile del fuoco e salvare vite è il suo mestiere. Ma tante, troppe volte, accade che il coraggio, la professionalità, la volontà, non bastano: soprattutto quando un terremoto arriva in piena notte e disintegra un paese intero.

La foto di Mauro con Giulia in braccio è finita in tutti i tg. Erano le 10.30 del 24 agosto. Ma quel giorno maledetto, per Mauro, era iniziato sei ore prima. "Appena sentita la scossa - racconta - siamo andati in caserma a Rieti. Alle 5.15 eravamo qui. Era buio pesto, ci avevano detto che c'erano dei crolli parziali ma qui abbiamo trovato l'inferno. C'era odore di gas e i sopravvissuti che chiedevano aiuto per tirare fuori le persone da sotto le macerie".

Mauro era con altri 4 vigili del fuoco. Il primo intervento l'hanno fatto all'inizio del Corso di Amatrice: una coppia era rimasta sotto le macerie. Dopo ore li hanno estratti, lei morta, lui vivo. Accanto a loro, un telefono perfettamente funzionante, neanche un graffio. "Ad un certo punto - ricorda il vigile del fuoco - ci hanno detto che c'erano due bambini sotto le macerie di una casa, proprio davanti al fornaio". Mauro è andato da solo, mentre gli altri tentavano di liberare un uomo incastrato sotto un metro di macerie.

"La casa era esplosa, non si capiva quale era il tetto e quale il resto. C'era un conoscente che continuava a chiamare la piccola, sentivamo la sua voce ma non capivamo dove fosse".

Così Mauro ha iniziato a scavare: a mani nude e lentamente, per evitare che quel castello di sassi seppellisse per sempre quella vocina. Alla fine Giulia è apparsa. "Dopo due ore - dice il pompiere - finalmente sono spuntati fuori i suoi ciuffi biondi. Le ho pulito la bocca e ho aperto un varco, così sono riuscito ad infilare dentro la testa e farmi vedere. Mi sono tolto pure il casco, non avrei dovuto lo so, ma non volevo che la bambina si spaventasse". Mauro non sa se ci ha messo minuti o ore, per tirarla fuori.

Il tempo non aveva senso, in quel momento. Contava solo liberare Giulia. E ce l'ha fatta. Ad un certo punto la bimba è riuscita a girarsi e a gettarsi in braccio a lui. "Le ho dato una carezza e l'ho portata via, poi qualcuno l'ha presa".

Mauro ha sentito al telefono nei giorni successivi il papà di Giulia, che lo ha ringraziato mille volte. Presto si vedranno, anche se sa bene che per un vigile del fuoco certe emozioni vanno calibrate, per evitare di non poter più tornare a fare bene il suo lavoro. Ma Mauro non riesce ad essere felice fino in fondo. "Nel momento in cui ho lasciato Giulia - sorride amaro - sapevo che sarei dovuto tornare indietro, in quell'inferno". E lo ha fatto. Prima ha tirato fuori il fratellino di Giulia, 4 anni, poi la mamma. Ma stavolta non c'è stato alcun abbraccio.
   

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