Curcio assicura: "Entro fine mese chiuse tendopoli"

Il capo della protezione civile: "Sulle casette non voglio sorprese. Con Anac vigilanza rafforzata"

"Questa sarà una settimana decisiva: dovranno essere sciolti gli ultimi dubbi ed individuate le soluzioni più ottimali, perché entro fine mese vogliamo chiudere tutte le tendopoli". Ad un mese dal terremoto, il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio sa perfettamente che dopo l'emozione e la solidarietà di tutta Italia, c'è il rischio concreto che cali l'attenzione sui territori devastati, così come la possibilità che esplodano rabbia e polemiche tra gli sfollati. E' dunque necessario accelerare e spingere le amministrazioni a trovare soluzioni adeguate fin quando non saranno pronte le casette.

Tolte le 318 persone negli alberghi di San Benedetto del Tronto, il centinaio nelle strutture sanitarie e la novantina nelle case costruite per i terremotati aquilani, ci sono infatti ancora poco meno di 3mila persone nelle tende.

La maggior parte andrà negli alberghi, nelle seconde case o nelle prime dichiarate agibili - ad oggi sono stati fatte 7mila verifiche su edifici privati, con 3.400 strutture dichiarate agibili, 2.219 (una su tre) inagibili e un migliaio temporaneamente o parzialmente inagibili - e usufruirà del contributo di autonoma sistemazione. Per gli allevatori e gli agricoltori, che non possono lasciare le aziende, verranno invece installati i container. "Ad Accumuli la situazione è chiara - dice Curcio - e anche nelle Marche, con la riunione fatta nei giorni scorsi, abbiamo individuato le soluzioni più idonee. Sono fiducioso che entro la settimana troveremo una soluzione anche per Amatrice, dove ci sono le situazioni più delicate".

Ad oggi, sottolineano in Comune, ci sono infatti ancora 700 persone nelle tende, mentre sono 480 quelle che hanno richiesto il contributo di autonoma sistemazione. Chiusi i campi, il pensiero del capo della Protezione Civile si sposta sulla terza fase dell'emergenza, la realizzazione dei villaggi provvisori. Il governo ha già detto che ci vorranno 6-7 mesi: un tempo che servirà non tanto per la costruzione degli alloggi quanto per le pratiche amministrative, le gare e le opere di urbanizzazione. E proprio per ridurre i tempi, l'ordinanza del Dipartimento ha previsto che in alcuni casi possa essere il Genio dell'Esercito a realizzare la 'piastra' su cui andranno le casette. "La nostra idea - conferma Curcio - è quella di utilizzare le forze armate per le situazioni più urgenti". Nelle altre realtà saranno invece le Regioni, nominate stazioni appaltanti, a indire le gare per le opere di urbanizzazione.

Il raggruppamento d'imprese 'Cns-Cogeco 7' - la società che ha vinto la gara indetta due anni fa dal Dipartimento e che ha firmato l'accordo quadro con la Protezione Civile - si è impegnata a fornire 850 'Soluzioni abitative di emergenza' (Sae) rispettivamente di 40-60 e 80 metri quadri, in grado di ospitare nuclei familiari di 2, 3/4 e 5/6 persone. L'accordo prevede un costo a metro quadro di 1.075 più iva e comprende l'arredamento delle casette, che hanno struttura in acciaio, tamponamenti e coperture in pannelli isolanti di poliuretano e veranda esterna in legno. Per la società, una volta realizzata la piastra con i servizi, c'è l'obbligo di consegnare il 50% della fornitura entro 30 giorni e il restante 50% entro 60 giorni.

"Io non voglio avere sorprese - sottolinea Curcio - proprio ieri abbiamo visionato con il commissario Errani e le Regioni un prototipo delle abitazioni. Le faremo vedere anche ai sindaci ed alla stampa, perché voglio che si sappia prima cosa andremo a costruire". "Sappiamo bene - aggiunge infatti il capo del Dipartimento, pensando a quando accaduto a L'Aquila - che arriveranno gli scienziati che diranno che si poteva far meglio. Però quando c'era da pensarci, solo noi lo abbiamo fatto e dunque ora voglio che tutti vedano prima, così non ci saranno sorprese per nessuno".

E sorprese Curcio non vuole averne neanche sul fronte degli appalti. "Fin dall'inizio - spiega - ho mantenuto un filo diretto con l'Autorità nazionale anticorruzione e con il presidente Cantone, che si è dimostrato disponibilissimo. E' con lui che abbiamo condiviso la decisione di nominare le Regioni stazioni appaltanti, in modo che sia più facile il controllo e la vigilanza. Con le stesse Regioni e l'Anac, inoltre, stiamo facendo un protocollo di vigilanza rafforzata per avere a disposizione un processo che selezioni, verifichi e controlli le ditte impegnate".

Ma il pensiero di Curcio va anche agli interventi già fatti, quelli durante la prima fase dell'emergenza. Per questo, d'intesa con il ministero dell'Interno, è stato chiesto ai prefetti di convocare i comitati per l'ordine e la sicurezza pubblica con l'obiettivo di arrivare a delle intese con i Comuni affinché forniscano i nominativi di tutti i soggetti e le imprese che stanno operando sui territori: "Vogliamo mettere in piedi un sistema - conclude Curcio - nel quale, se c'è un malandrino, siamo noi i primi a scoprirlo e tirarlo fuori".
   

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