di Redazione ANSA
ANSA MagazineaMag #84
Nube bianca di diossina uscita dall'Icmesa avvelena la Brianza

Seveso, 40 anni fa il primo "choc ambientale" italiano

Nube bianca di diossina uscita dall'Icmesa avvelena la Brianza

La Brianza verde e laboriosa va incontro al disastro in un tranquillo sabato estivo del 1976. Quarant'anni fa.

Alle 12.37 del 10 luglio, nel reparto 'B' dello stabilimento Icmesa di Meda, che distilla il triclorofenolo, prende forma quello che sarà ricordato come il "primo choc ambientale italiano": un reattore si surriscalda, la valvola di sicurezza entra in funzione e impedisce l'esplosione della fabbrica, ma rilascia all'esterno una nuvola bianca. Nonostante il colore rassicurante, quella nube è tutt'altro che innocua: contiene due chilogrammi di diossina, la Tcdd. La nuvola carica di veleno viene spinta dai venti verso i paesi vicini. Seveso, innanzitutto. Ma anche Cesano Maderno e Desio, il paese che diede i natali a Pio XI, il 'papa alpinista'.


All'inizio, tra smentite e parziali ammissioni, in pochi si rendono conto di quanto sarà grande la montagna da scalare. Il primo segnale inquietante, che fa scattare l'allarme e aiuta a prendere coscienza di quanto è accaduto, è la morte di alcune pecore. Poi cominciano i malesseri delle popolazioni investite dalla nube tossica. Cinque giorni e vengono segnalati i primi casi di cloracne, con i volti e le braccia deformati da un eritema che può lasciare segni permanenti, come accadrà molti anni dopo al presidente dell'Ucraina Viktor Yushchenko, forse avvelenato proprio con la diossina.
E' evidente che qualcosa di terribile è accaduto. Ma sono le analisi del laboratorio chimico provinciale di Milano a confermare ufficialmente la presenza di Tcdd nell'aria. E' il 19 luglio, e finalmente l'azienda ammette che dallo stabilimento è fuoriuscita 'diossina'.


Pochi sanno di questa sostanza, così come nessuno - non essendoci alcun precedente - sa davvero quali provvedimenti adottare, quali precauzioni prendere di fronte a una sostanza che circola nell'aria e contro la quale non sembra esistere alcun tipo di barriera.


Seveso viene divisa in zone, secondo il grado di pericolosità ambientale. Si comincia a parlare del rischio tumori. Ma soltanto il 24 luglio viene decisa l'evacuazione per gli abitanti dell'area più inquinata, mentre le colture vengono distrutte e gli animali da cortile vengono abbattuti.
Il 7 agosto del 1976 il governo autorizza, tra inevitabili polemiche, gli aborti terapeutici per le donne della zona che ne avessero fatto richiesta. Verranno eseguiti alla Mangiagalli di Milano e a Desio. Ci sarà anche un "invito" del sindaco a non procreare per sei mesi.


Quel 10 luglio passerà alla storia come il disastro di Seveso. Un disastro di proporzioni enormi, l'ottavo di tutti i tempi secondo il Time, con uno strascico giudiziario durato anni sulle richieste di danni e risarcimenti miliardari. Un evento che ha però permesso di approvare nuove e più efficaci norme europee (la più nota è proprio la cosiddetta 'direttiva Seveso') che probabilmente hanno impedito altre tragedie e hanno aumentato la sicurezza ambientale.

Diossina a Seveso, 40 anni fa l'inferno in Brianza

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Diossina, i livelli pericolosi nei cibi

Stabiliti dal regolamento della Commissione Europea 1881 del dicembre 2006

Diossina,  i livelli pericolosi nei cibi

 I livelli massimi tollerabili di diossina contenuti negli alimenti sono stabiliti dal regolamento della Commissione Europea 1881 del dicembre 2006. Considerata il piu' tossico dei composti organici, la diossina e' contenuta in moltissimi prodotti di uso comune, come oli isolanti, additivi antimuffa, vernici e impregnanti per il legno. E' diffusa nell'ambiente anche dai processi di combustione, da quelli che avvengono nei motori agli incendi, all'uso di stufe e caminetti.

Per la sua stabilita' chimica e' molto persistente nell'ambiente: si lega facilmente al materiale organico presente nel terreno e occorrono mesi, perfino anni, perche' sia degradata. Se ingerita dai mammiferi, si accumula nei grassi. Anche l'organismo umano la elimina molto lentamente e se ingerita in grandi quantita' puo' provocare lesioni della pelle, calo della fertilita', ritardo della crescita, tumori. Il termine diossina comprende in realta' una famiglia di piu' di 200 sostanze: 75 tipi di Pcdd (policlorodibenzo-p-diossine) e 135 tipi di Pcdf (policlorodibenzofurani), 17 dei quali molto tossici per l'uomo.

Tra le diossine piu' pericolose c'e' la tetraclorodibenzo-p-diossina (Tcdd), la cosiddetta diossina Seveso, considerata il punto di riferimento nei parametri per la valutazione della tossicita'. Accanto alle diossine il regolamento europeo considera i Pcb (policlorobifenili), che comprendono 209 sostanze diverse, 12 delle quali hanno proprieta' tossicologiche analoghe a quelle delle diossine e sono chiamati per questo Pcb diossina-simili. Poiche' i diversi tipi di diossine e Pcb diossina-simili hanno differenti livelli di tossicita', per sommare la tossicita' di questi contaminanti con criteri omogenei si utilizza il concetto di fattori di tossicita' equivalente (Tef), il cui parametro di riferimento e' la piu' pericolosa delle diossine, il Tcdd.

Le quantita' della sostanza contaminante vengono misurate in miliardesimi di milligrammi (picogrammi, pg) equivalenti di tossicita' del Tcdd per grammo di grasso. Ecco di seguito i livelli massimi di diossina e Pcb diossina-simili ammessi in Europa nei prodotti alimentari:

PRODOTTI ALIMENTARI DIOSSINE PCB DIOSSINA-SIMILI
carni bovine e ovine 3,0 pg/g grasso 4,5 pg/g grasso
pollame 2,0 pg/g grasso 4,0 pg/g grasso
carni suine 1,0 pg/g grasso 1,5 pg/g grasso
fegato 6,0 pg/g grasso 12,0 pg/g grasso
latte e derivati 3,0 pg/g grasso 6,0 pg/g grasso
uova 3,0 pg/g grasso 6,0 pg/g grasso
pesce 4,0 pg/g peso fresco 8,0 pg/g peso fresco


Identikit dei rischi

Pascoli e mangimi contaminati sono i principali nodi della contaminazione da diossina

Identikit dei rischi

Pascoli e mangimi contaminati sono i principali nodi della contaminazione da diossina di carni e latte di animali.

Quella che si chiama genericamente diossina corrisponde in realta' ad oltre 200 sostanze diverse, 17 delle quali altamente tossiche per l'uomo. La piu' pericolosa e' il tetraclorodibenzo-p-diossina (Tcdd), la cosiddetta diossina Seveso, considerata come punto di riferimento nei parametri per la valutazione della tossicita'.

Nei paesi industrializzati, infatti, l'esposizione di fondo della popolazione e' stimata in un miliardesimo di milligrammo (picogrammo, pg) equivalente di tossicita' del Tcdd per grammo di grasso (pg teq/g). Secondo l'Authority irlandese per la sicurezza alimentare (Fsai) nelle carni di maiale contaminate sono presenti livelli di diossina superiori da 80 a 200 volte rispetto al valore minimo: un livello che per il vicepresidente della Fsai, Alan Reilly, citato dalla Societa' internazionale per lo studio delle malattie infettive, corrisponde a un rischio per la salute pubblica ''molto, molto basso. Si dovrebbero - ha detto - mangiare prodotti con questi contaminanti per 40 anni prima di avere alcun segno di malattia''.

Contenuta in oli isolanti o in additivi antimuffa, vernici e impregnanti per il legno, la diossina puo' diffondersi nell'ambiente anche in seguito a processi di combustione, da quelli che avvengono nei motori agli incendi, all'uso di stufe e caminetti. Per la sua stabilita' chimica, la diossina e' molto persistente: si lega facilmente al materiale organico presente nel terreno e sono necessari mesi, perfino anni, prima che venga degradata. Se ingerita dai mammiferi, si accumula nei grassi. Se ingerita dall'uomo in grandi quantita', la diossina puo' provocare lesioni della pelle, calo della fertilita', ritardo della crescita, tumori. Anche l'organismo umano la elimina molto lentamente, tanto che la contaminazione piu' violenta mai avvenuta in Italia, quella del luglio 1976 a Seveso, ha fatto registrare casi di cloracne persistenti a distanza di oltre 20 anni.


Dalla ricerca sulla diossina, la battaglia contro il cancro

Ricavate molecole e farmaci di punta per la terapia antitumorale

Dalla ricerca sulla diossina, la battaglia contro il cancro

Diossina, talidomide, arsenico, iprite: parole che evocano nella memoria il ricordo di tragedie, disastri, guerre e armi chimiche, ma da cui la ricerca in campo medico e' riuscita a trarre beneficio. E' da queste sostanze infatti che sono state ricavate le molecole e i farmaci di punta per la terapia contro il cancro oggi.

A spiegarlo e' Alberto Mantovani, della Fondazione Humanitas per la ricerca di Rozzano e dell'universita' Statale di Milano, a margine di un'iniziativa dell'Airc (Associazione italiana ricerca sul cancro). ''Dal disastro di Seveso con la fuoriuscita di diossina - precisa - i ricercatori sono riusciti a scoprire un recettore che, se toccato in modo giusto dalle componenti di frutta e verdura, e' fondamentale per far maturare il nostro sistema immunitario e proteggerci quindi dal cancro''.

Un altro di quelli che Mantovani definisce ''miracoli della ricerca'' e' il talidomide, che negli anni '60 fu responsabile della nascita di molti bambini focomelici, e oggi ''usato, ovviamente in dosaggi minori - continua Mantovani - nella cura del melanoma''. Altro esempio di 'riconversione' di veleni e' l'arsenico, noto come veleno per topi e famoso perche' usato dall'eroina di Gustave Flaubert, Emma Bovary, per suicidarsi. Anche l'arsenico ora viene usato come terapia contro il cancro. ''

Molto importante e' stato anche lo studio su alcuni carcinogeni, come gli idrocarburi policiclici - prosegue - da cui e' nata la chemioterapia e in particolare i farmaci per le leucemie''. Non solo. Uno dei primi farmaci chemioterapici, ricorda Mantovani, ''e' stato ricavato da gas usati per la guerra chimica, come l'iprite''. La guerra del Vietnam e' stata invece utile contro la malaria. L'azione antimalarica dell'artemisina, l'ultima classe di composti usati contro questa malattia, fu individuata infati negli anni Settanta da scienziati cinesi cui era stato affidato il compito di trovare un rimedio contro la malattia, che stava mietendo vittime tra i soldati vietnamiti in guerra.


Dall'ambiente alla tavola, i rischi per la salute

L'organo bersaglio e' il fegato, il segnale di una forte esposizione e' la cloracne

Dall'ambiente alla tavola, i rischi per la  salute

La diossina puo' essere cancerogena e avere effetti anche a livello ormonale, ma solo oltre una certa soglia di dosaggio ed esposizione. A dirlo sono due esperti, Silvio Garattini, farmacologo e direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, e Michele Carruba, direttore del dipartimento di Farmacologia e tossicologia medica dell'universita' di Milano.

"La diossina viene prodotta dalle combustioni ed ''e' sempre stata tra noi, senza crearci particolari problemi - spiega Carruba - Tuttavia, in casi di esposizione acuta e prolungata puo' provocare problemi, come accaduto nel 1976 a Seveso allo stabilimento Icmesa. Due i modi in cui puo' essere assunta dall'uomo: per inalazione e per via alimentare''.

Da alcuni studi si sa che l'organo bersaglio e' il fegato e che il segnale di una forte esposizione, anche per via inalatoria, e' la cloracne, un particolare tipo di eruzione cutanea. ''La diossina - aggiunge Garattini - e' pericolosa perche' rimane a lungo nell'organismo, concentrandosi nei tessuti adiposi, dove c'e' una irrorazione del sangue limitata. Si tratta di un potenziale cancerogeno. A Seveso si sono rilevate anche conseguenze a livello ormonale, con un aumento delle nascite femminili rispetto a quelle maschili''. Tuttavia, dicono gli esperti, ''non bisogna fare troppo allarmismo - concludono - va visto effettivamente in quali quantita' e' presente questa sostanza nel latte degli allevamenti nel Casertano''.

COSA E' LA DIOSSINA: e' un sottoprodotto di numerosi processi di produzione, utilizzazione e smaltimento del cloro e dei suoi derivati. La piu' famosa tra le diossine clorurate, ma anche la piu' tossica, e' la tetraclorodibenzo-p-diossina, abbreviata con la sigla TCDD e usata, in passato, per la fabbricazione di alcuni erbicidi e di un agente antibatterico.

L'ESPOSIZIONE DELL'UOMO: avviene quasi esclusivamente attraverso l'assunzione di cibo, soprattutto carne, pesce e latticini. Nei casi di esposizione a concentrazioni elevate, per esempio per lavoro, le diossine hanno rivelato la capacita' di ridurre la fertilita', lo sviluppo e le difese immunitarie dell'organismo.

POTENZIALE CANCEROGENO: alcuni studi eseguiti su cavie animali hanno dimostrato che la TCDD puo' essere cancerogena. Studi epidemiologici condotti sull'uomo hanno evidenziato una correlazione significativa tra l'esposizione a diossine e incremento di determinati tipi di tumore, come il sarcoma dei tessuti molli, i linfomi Hodgkin e non-Hodgkin, i tumori tiroidei e polmonari, i mesoteliomi.