Bpm-Banco: Bce frena nozze, Ceo attesi a Francoforte

Vertice la settimana prossima, tra paletti anche l'indipendenza di Milano

Sebbene i vertici della Banca Popolare di Milano e del Banco Popolare ostentino sicurezza sul buon esito del matrimonio tra le due popolari, intorno al dossier aumentano i dubbi per via dei paletti che avrebbe imposto la Bce. Giuseppe Castagna e Pier Francesco Saviotti hanno sempre ribadito che non sarà necessario un aumento di capitale per convolare a nozze e che non ci sono nodi sul tavolo che bloccano l'operazione ma tra gli advisor che seguono l'operazione (Citi e Lazard per Milano e Mediobanca Merrill Lynch per Verona) si respira un'aria diversa. Secondo quanto appreso, infatti, il progetto nozze sarebbe realmente frenato dai dubbi espressi dall'Eurotower e i contatti tra le parti in gioco starebbero proseguendo incessantemente per smussare le richieste arrivate dalla vigilanza europea.

E così dopo la visita di cortesia in Bankitalia di mercoledì per presentare il piano a Fabio Panetta (membro del Meccanismo di vigilanza unico della Bce) e Carmelo Barbagallo (capo della Vigilanza), la prossima settimana, Castagna e Saviotti, potrebbero essere costretti a fare una nuova visita a Francoforte. L'incontro, riferiscono le stesse fonti, potrebbe essere decisivo per capire se l'operazione potrà andare in porto, magari nel prossimo fine settimana (6 marzo). In particolare, hanno precisato le stesse fonti, dalla Bce non sarebbero arrivate richieste esplicite per una ricapitalizzazione ma la necessità di un aumento (si dice tra 1-2 miliardi) risulterebbe implicita alla luce delle richieste di tempi più stretti (12-18 mesi), rispetto all'accordo iniziale, per alzare la copertura dei crediti deteriorati e per smaltirli. La Superpopolare che nascerebbe avrebbe infatti un portafoglio Npl di quasi 8 miliardi di cui 6,4 in dote dalla Verona e 1,5 miliardi dalla Milano. Secondo alcuni analisti, sulla base delle stime 2016, la copertura potrebbe essere fissata inizialmente al 34% per poi aumentare significativamente al 39% a fine 2018 grazie alla normalizzazione del flusso degli Npl. Tra le altre mosse ipotizzate anche la cessione di Agos Ducato. Altro tema sul quale Francoforte finora non sembra voler cedere è sul fronte della governance, ovvero dell'indipendenza garantita per tre anni alla Bpm. Condizione che se non venisse accettata dall'Eurotower rischierebbe di far fallire il matrimonio visto lo stato d'agitazione in cui versano i soci-dipendenti della banca di Piazza Meda.

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