Usa 2016: Jeb si ritira, fine della dinastia Bush

Travolto dall'eredità famigliare e dalla sua gentilezza

WASHINGTON - Con l'abbandono della corsa per la Casa Bianca annunciato ieri sera dal due volte governatore della Florida Jeb Bush, dopo un deludente quarto posto alle primarie del Sud Carolina con il 7,8%, finisce una dinastia famigliare, una delle più potenti e influenti d'America, l'unica per ora a poter vantare due presidenti. Una storia cominciata con il bisnonno Samuel Prescott Bush, che fu consigliere del presidente Herbert Hoover, e proseguita con il nonno, Prescott Bush, senatore degli Stati Uniti per il Connecticut dal 1952 al 1963 dopo essere stato uno dei direttori della Union Banking Corporation. Poi per i Bush arrivo' la Casa Bianca: prima con George Herbert Walker, dal 1989 al 1993, dopo una vicepresidenza con Ronald Reagan, quindi con il figlio George W., due mandati dal 2001 al 2009. Nipote del primo e fratello del secondo, il sessantunenne Jeb ambiva a fare il tris con il sostegno dell'establishment del partito e di grandi finanziatori che avevano fatto affluire cifre record nelle casse della sua campagna, ma e' stato costretto a farsi da parte rapidamente, al terzo round delle primarie. Considerato l'intelligenza politica più fine della famiglia, con un forte senso etico e un rispetto degli altri che l'ha fatto apparire fin troppo gentile, esce di scena in punta di piedi trattenendo le lacrime: "gli elettori hanno deciso diversamente", ha riconosciuto subito ieri sera. Per tentare di restare a galla, aveva fatto scendere in campo l'anziana madre, Barbara, che nel New Hampshire l'aveva involontariamente danneggiato dicendo che era "troppo garbato".
    Poi aveva arruolato anche il fratello George W., che pero' come il padre non ha lasciato un bel ricordo, soprattutto a causa del peso della guerra in Iraq, contro cui Donald Trump ha sparato ripetutamente.
    Ma prima ancora che dalla sua biografia, dalla controversa eredità di una dinasty che aveva tentato inizialmente di tenere lontana eliminando il cognome dal logo della sua campagna, Jeb e' stato travolto dalla sua gentilezza, dalla sua docilità, dalla sua incapacità di colpi bassi in una gara cinica e in un'America che esige gladiatori. Trump lo aveva strapazzato per la sua debolezza ma l'ultimo sgambetto e' stato di una donna, la popolarissima governatrice della South Carolina, Nikki Haley, che ha appoggiato Marco Rubio: "un vero calcio nelle palle", ha commentato uno dei finanziatori della campagna di Jeb. (ANSA).
   

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