Zika: quinto caso in Italia, donna proveniva dal Venezuela

In Brasile almeno due contagi da trasfusioni. Il paese sudamericano ferma invio campioni virus, Sos ricerca

Un nuovo caso di infezione da virus Zika è stato confermato in Italia, sarebbe il quinto: risale allo scorso dicembre e riguarda una donna proveniente dal Venezuela, curata a Treviso presso l'Ospedale Ca' Foncello e dimessa dopo pochi giorni di degenza. Lo rende noto la Direzione sanitaria dell'Azienda Ulss 9 di Treviso. L'Azienda rende noto inoltre che le analisi portate a termine presso l'Istituto di Microbiologia dell'Università di Padova hanno invece dato esito negativo riguardo al presunto caso di contagio da virus Zika riscontrato dal reparto di Malattie Infettive dell'Ospedale Ca' Foncello su una signora latinoamericana, la settimana scorsa. Ad oggi, sono cinque i casi noti di contagio da virus Zika in Italia. Tutti i paziento sono guariti.

In Brasile si sono verificati nel 2015 almeno due casi di trasmissione del virus Zika tramite trasfusione di sangue. Lo ha affermato, riportano i media locali, un esperto dell'Università di Campinas, vicino San Paolo. "I test genetici - ha spiegato Marcelo Addas Carvalho, direttore del centro trasfusionale - hanno confermato che un un uomo che ha ricevuto una trasfusione nel marzo del 2015 è diventato infetto, anche se non ha sviluppato i sintomi". Un altro uomo, ha aggiunto Carvalho, che ha ricevuto una trasfusione per ferite da arma da fuoco, ha probabilmente ricevuto anche il virus, anche se i test definitivi non sono ancora stati condotti. L'ipotesi di un contagio tramite trasfusione è stata presa in esame da molti paesi, compresa l'Italia, in cui i donatori che hanno soggiornato nei paesi colpiti devono aspettare 28 giorni prima di donare. A preoccupare gli esperti è anche la possibilità di contagio attraverso rapporti sessuali. Il Cdc statunitense ha pubblicato una linea guida specifica per le donne in gravidanza, in cui si consiglia di evitare i rapporti sessuali o usare il preservativo fino alla nascita del bimbo alle donne i cui partner hanno viaggiato nei paesi interessati.

Mentre i laboratori di tutto il mondo accelerano la corsa per mettere a punto un vaccino, un nuovo ostacolo sta rendendo più complicata la battaglia contro il virus Zika, collegato a gravi malformazioni nei neonati da madri infette: il Brasile, dove si registrano oltre 4mila casi di bambini nati con microcefalia, non starebbe infatti fornendo sufficienti campioni del virus ai ricercatori internazionali.
    L'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), però, butta acqua sul fuoco e precisa che sono disponibili ''tutte le informazioni necessarie e non c'è, dunque, alcun ostacolo per la ricerca''.
    Intanto, a rassicurare è pure il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: "In Italia c'è massima vigilanza ma non c'è motivo di preoccupazione. Sulla scia dell'esperienza di Ebola abbiamo messo a punto un sistema di sorveglianza molto forte.
    C'è la preoccupazione per le donne incinte, quindi consigliamo a chi sta programmando una gravidanza di evitare questi Paesi".
    Il problema del blocco alla ricerca è stato invece sollevato da alcuni ufficiali sanitari statunitensi e delle Nazioni Unite, che avvertono: la mancanza di dati sta costringendo i laboratori di Usa ed Europa a lavorare con campioni di precedenti epidemie e sta vanificando gli sforzi per sviluppare test, farmaci e vaccini. Il problema, spiegano, è rappresentato dalla legge brasiliana: al momento è infatti illegale per i ricercatori e gli istituti brasiliani condividere materiale genetico, inclusi campioni di sangue contenenti Zika ed altri virus. Pronta la replica dell'Oms: ''Abbiamo tutti i dati necessari - ha affermato all'ANSA il portavoce Christian Lindmeier - e non c'è nulla che blocchi la ricerca. Infatti, i paesi non sono tenuti e trasferire i campioni dei virus, bensì a condividere i risultati degli studi, ed è ciò che hanno fatto gli istituti brasiliani''.
    Il Brasile, ha aggiunto, ''è stato molto trasparente nel trasmettere all'Oms tutte le informazioni necessarie sin dal maggio 2015. La condivisione del virus in se stesso non è infatti necessaria, dal momento che è stato provato che il virus Zika attuale è molto simile, se non uguale, al virus campionato nella Polinesia francese''. Dunque, ''la ricerca non è stata ostacolata nè bloccata''. L'allerta resta tuttavia al massimo livello e la responsabile della Pan American Health Organization, Carissa Etienne, ha sollecitato più fondi ''velocemente''. Una buona notizia arriva da parte dell'Istituto Butantan di San Paolo che annuncia che un vaccino si potrebbe mettere a punto in tre anni, ma l'annuncio non placa la preoccupazione dei cittadini: proteste a suon di padelle si sono infatti verificate in alcune città durante il discorso in Tv con cui la presidente Dilma Rousseff ha rivolto un appello alla popolazione per coinvolgerla direttamente nella lotta contro il virus. Nel tentativo di ridurre il virus Zika entro le Olimpiadi di agosto, il governo del Brasile esaminerà anche la possibilità di ricorrere alle radiazioni per rendere sterili le zanzare. L'allerta cresce pure in Usa, dove è allarme Zika anche nella contea di Miami, in Florida. Mentre in Spagna è stato confermato oggi il primo caso di donna incinta contagiata dal virus: la donna aveva viaggiato in Colombia. Misure preventiva vengono messe in campo anche dalle compagnie aeree: Alitalia ha annunciato che garantirà alle donne incinte il cambio volo da destinazioni a rischio o il rimborso. United, Delta, Lufthansa e Air France stanno invece offrendo ai propri equipaggi la possibilità di cambiare rotte

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