• >ANSA-FOCUS/ Siria: le voci da Madaya, tra fame e disperazione

>ANSA-FOCUS/ Siria: le voci da Madaya, tra fame e disperazione

'Siamo stanchi, sembriamo scheletri coperti solo dalla pelle'

Gli abitanti di Madaya, nel sudovest della Siria, sono ormai allo stremo. La notizia che altre 16 persone sono morte di fame è di ieri e il racconto di un ex studente universitario di legge del luogo ad Al Jazeera non lascia dubbi: siamo solo all'inizio.
    "I prezzi dei generi alimentari sono più quadruplicati - scrive Amar in una lettera all'emittente pubblicata oggi -. Se prima un prodotto costava 2,5 dollari, ora ne costa 10". Per questo, prosegue, "avevamo cominciato a raccogliere l'erba e a cucinarla... Avevamo cominciato a prendere le foglie dagli alberi". Ma adesso "l'erba non cresce più perché c'é la neve e durante il primo mese dell'inverno la gente ha cominciato a morire... in strada ho trovato il corpo di una donna davanti ai miei occhi... Non ho potuto farci niente". Pur di non morire di fame "qualcuno ha cominciato a mangiare gli animali domestici, gatti e cani e quant'altro".
    E la città è diventata una sorta di prigione, commenta Amar, spiegando che il "regime ha minato l'area che la circonda". Così "decine di uomini sono morti quando hanno deciso di scappare in cerca di cibo o legna da ardere". E la testimonianza del giovane si conclude così: "Sono stanco ora, stiamo lottando per sopravvivere ma sembra che non interessi a nessuno". Amar non è il solo a raccontare la tragedia di Madaya. "Ogni giorno mi sveglio e comincia a cercare il cibo - dice Mohammad, un residente, ad Amnesty International -. Ho perso molto peso, sembro uno scheletro coperto solo dalla pelle. Ogni giorno sento che sto per svenire e che non mi sveglierò più...".
    "Ho tre bambini e non posso permettermi di comprare da mangiare - racconta ad Amnesty Um Sultan, una donna il cui marito sta lentamente morendo di fame -. Un chilo di riso o zucchero costa circa 100mila sterline siriane (circa 415 euro).
    Chi se lo può permettere?".
    Sia il governo siriano, sia i gruppi armati "usano la fame come arma", commenta Philip Luther, direttore di Amnesty per il Medio Oriente e il Nord Africa: "Così alimentano le crisi umanitarie".(ANSA).
   

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