La lunga notte nell' 'inferno' di Fiumicino

Calca, disagi, proteste e attese di ore con speranza imbarcarsi

Le grida di bambini di pochi mesi che le madri inutilmente tentano di calmare; passeggeri seduti su ogni spazio utile o sdraiati per terra, distrutti da ore di attesa; lunghe code ai pochi bar rimasti aperti oltre l'orario in cerca di una bottiglietta d'acqua o di qualcosa da mangiare ed ai varchi d'imbarco, ma senza la certezza di potere partire. E per finire, almeno in un'area dello scalo, un caldo asfissiante per mancanza d'aria condizionata: benvenuti nell'"inferno" di Fiumicino. Chi ha avuto la sventura di trovarsi ieri nell'aeroporto della Capitale si è trovato scaraventato in un vero e proprio girone dantesco.
Già all'arrivo in aeroporto, verso le 20, si capisce che all'interno si troverà il caos. Ai controlli di sicurezza del terminal 1 solo due varchi. Ma quello che si vede nel salone d'ingresso è niente rispetto a quello che il viaggiatore troverà nella zona imbarchi. Il lungo corridoio che porta ai varchi è un brulicare di varia umanità, spaesata, in cerca di informazioni che tardano ad arrivare e che il personale di terra dell'Alitalia spesso non è proprio in grado di dare. I tabelloni con gli orari e i gate vengono presi d'assalto alla ricerca di notizie, mai positive in questa serata d'inferno. Voli in partenza alle 20 rinviati - con un orario presunto - di 3-4 ore e alcuni cancellati direttamente.
L'area ristoro posta al piano rialzato è letteralmente presa d'assalto. Ma nonostante questo, già alle 21.15 il primo locale tira giù la serranda. Gli altri tirano tardi, ma poco dopo le 23 è tutto chiuso, anche per mancanza di prodotti da vendere - soprattutto cibo - andati letteralmente a ruba. Va un po' meglio nel corridoio sul quale si affacciano i varchi di imbarco A e B.
Ma le vere porte dell'"inferno" di Fiumicino si aprono per coloro che devono imbarcarsi dai gate B14 a B24, posti al livello della pista. Un'area priva di aria condizionata a causa di lavori in corso. Passeggeri esasperati dall'attesa e dalla mancanza di notizie inveiscono contro i poveri addetti di Alitalia, che sembrano saperne quanto i viaggiatori. Accanto ai loro telefoni aspettano comunicazioni che tardano ad arrivare per sapere se e quando partirà il volo. Gli applausi e le offese marcano la differenza tra partire o dovere trascorrere la notte in albergo. Alle grida di giubilo dei viaggiatori del Roma-Reggio Calabria quando l'altoparlante annuncia l'imbarco (era da poco passata l'una e l'orario previsto era intorno alle 21) fanno da contraltare le imprecazioni dei viaggiatori per Cagliari, che si vedono cancellare il volo sotto il naso.
Davanti al gate 19, la coda inizia intorno a mezzanotte, dopo che sui tabelloni è stata indicata la partenza per le 0.20 (orario previsto 21.45) del volo per Lamezia Terme. Ma avvicinandosi ci si rende subito conto che la previsione è ottimistica. In coda, infatti, ci sono ancora i viaggiatori per Torino. Al danno si aggiunge anche la beffa: sul tabellone l'orario di imbarco marca le 21.45. I minuti passano, il calore aumenta per la ressa ma le notizie latitano. Intanto un bimbo di pochi mesi boccheggia e piange in braccio alla mamma che, col marito, è in transito dall'Australia. Sono in aeroporto dalle 17 e ancora non sanno se e quando riusciranno ad arrivare in Calabria. Il tempo continua a scorrere inesorabile. Al gate arriva un giovane assistente Alitalia che fa del proprio meglio per cercare di rispondere alle sempre più insistenti, pressanti e spazientite domande dei viaggiatori. Ma non può dare certezze.
Per alleviare i disagi porta bottiglie d'acqua, biscotti e salatini. Alcuni viaggiatori più "esperti" fanno avvicinare le famiglie con i bambini all'ingresso. La porta che dà sulla piazzola in cui l'autobus raccoglie i passeggeri per portarli sotto volo viene aperta per consentire un minimo di circolo di aria. Ma certezze nessuna. Due ragazzine di 15 e 16 anni sono costantemente al telefono con i genitori che, ansiosi, attendono il loro arrivo a Lamezia: stanno tornando dall'Inghilterra dopo un soggiorno di studio. Fanno parte di un gruppo di 30 ragazzi distribuiti tra vari gate. Qualcuno è già partito. Altri, probabilmente, sono arrivati a casa stamani. La più piccola scoppia a piangere. "Voglio andare a casa e abbracciare i miei" singhiozza, consolata dalla responsabile del viaggio che deve correre da una parte all'altra dell'aeroporto per assistere i suoi giovani viaggiatori. Sul suo volto si legge la stanchezza e la tensione per la responsabilità di tante giovani vite.
Dopo oltre due ore di attesa finalmente arriva la telefonata tanto attesa. Dall'altra parte del filo viene comunicato al giovane assistente che sì, è vero, ci si imbarca! Spontaneo scoppia l'applauso, alcuni si abbracciano, altri battono il cinque. L'attesa però non è ancora finita. L'autobus che deve portare tutti sotto bordo tarda ad arrivare, ma i presentimenti negativi vengono poi fugati dalla comparsa del tanto agognato autobus. L'imbarco inizia veramente, col sollievo dell'aria condizionata sul mezzo. Poi l'aereo e la scaletta. Finalmente l'imbarco è finito. Sono le 3. I portelloni si chiudono, il comandante avvia i motori e inizia il rullaggio, mentre la stragrande maggioranza dei passeggeri già dorme, esausta. Infine il decollo: l'"inferno" Fiumicino, finalmente è alle spalle.

 

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