• Tangenti, scandalo Grandi Opere: l'inchiesta della Procura di Firenze

Tangenti, scandalo Grandi Opere: l'inchiesta della Procura di Firenze

Secondo i Pm di Firenze, una 'cupola' pilotava i grandi appalti pubblici in tutta Italia, come quelli legati all'alta velocità, a Expo e pure alle autostrade, come la Salerno-Reggio Calabria. A gestire l'affaire quello che i magiostrati chiamano 'Sistema' sarebbero Incalza, già capo della Struttura tecnica di missione al ministero delle infrastrutture, e un imprenditore, Stefano Perotti. Entrambi arrestati ieri. Lo scandalo ha un pesante risvolto politico che tocca il governo nella persona del ministro per le infrastrutture, Maurizio Lupi, sia per il suo "strettissimo legame" con Incalza sia per una vicenda che emerge dall'indagine: Perotti si sarebbe adoperato per trovare un lavoro al figlio di Lupi, Luca. Il quale ricevette anche dai Perotti un rolex da dieci mila euro in reagalo

Incalza era il "dominus totale" che, ricorda il gip, ha ricevuto lo stesso incarico "da ogni compagine governativa che si è succeduta negli anni" dirigeva "ogni grande opera, predisponendo le bozze della legge obiettivo e individuando di anno in anno quelle da finanziarie e quelle da bloccare". Secondo i carabinieri del Ros 'sceglieva' gli appaltatori 'amici' suggerendo poi loro il nome dei direttori dei lavori, sempre persone riferibili a Perotti. In cambio riceveva compensi per consulenze, come i 500 mila euro ottenuti da una società impegnata nella Av Firenze-Bologna o i 700 mila dati da un'altra ditta a suo genero, Alberto Donati. Ai domiciliari l'imprenditore Francesco Cavallo e Sandro Pacella, collaboratore di Incalza. Coinvolti gli ex sottosegretari ai trasporti Rocco Girlanda e Antonio Bargone, l'ex deputato Stefano Saglia, poi nel cda di Terna, Vito Bonsignore, ex presidente del gruppo Ppe, e l'ex manager di Expo, Antonio Acerbo. Ognuno di loro, secondo l'accusa, ha avuto un ruolo in appalti pilotati.

E spunta l'amicizia pericolosa tra un finanziere e Pacella, collaboratore di Incalza

Sandro Pacella, l'uomo di Ercole Incalza aveva legami con un ispettore della Guardia di Finanza in servizio presso la segreteria del viceministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini. Lo scrive il Gip di Firenze nell'ordinanza di custodia cautelare sottolineando che il rapporto tra i due è tuttora "da chiarire". L'ispettore, prima di passare al ministero, era in sevizio presso la sezione di polizia giudiziaria della procura di Firenze. Il 6 agosto dell'anno scorso, scrive il Gip, riceve una telefonata di Pacella che gli chiede se fosse stato in procura: "volevo sapere come è andata". L'ispettore risponde di non esserci stato, ma aggiunge che "avrebbe acquisito notizie l'indomani" relative "a quella questione". Ed in effetti, annota il giudice, il giorno dopo il militare telefona a Pacella, che era fuori ufficio, e gli dice che ha bisogno di vederlo per "parlare a voce" con lui. Nel pomeriggio dello stesso giorno, il 7 agosto, i due prendono infine accordi per vedersi nell'ufficio di Pacella.

Salvini, Lupi non può continuare a fare il ministro - "Vogliamo ascoltare cosa dirà Lupi ma sicuramente non potrà andare avanti a fare il ministro. Oltre a Lupi vogliamo mettere in discussione il suo capo Angelino Alfano". Lo afferma Matteo Salvini a "Otto e mezzo" su La7.  "Lupi personalmente lo stimo. L'ho conosciuto in consiglio comunale e lo stimo. Perciò non sparo sulla Crocerossa. Ma il suo capo non risponde da mesi. Che il ministro dell'Interno taccia e il premier Renzi dica "puniremo i corrotti" mi sembra una follia", aggiunge Salvini. "Il signor Renzi non può twittare e fare il fenomeno quando regala sconti ai corrotti. C'è qualcosa che non funziona anche a casa del Pd. Il Pd ha la sua buona dose di complicità" afferma Salvini. "L'emendamento per salvare la struttura di Incalza lo scorso anno lo votò il Pd. E lo sconto per i corrotti lo ha approvato il governo. Così come il Cdm ha approvato anche" gli sconti di pena "per i corrotti". "Mi piacerebbe una bella commissione di inchiesta pubblica sul Monte dei Paschi di Siena e i sette miliardi degli italiani spariti. Ma finché ci sono sconti di pena e svuota-carceri non ne usciamo fuori. Ogni  - aggiunge il leadert del Carroccio - hanno trovano il modo di regalare mesi e mesi di libertà vigilata". "Noi abbiamo pagato, giustamente, ma abbiamo pagato. Se mi avessero regalato un Rolex mi avrebbero crocifisso. Quando capita agli altri invece ci sono i distinguo". "Nei fatti il governo Renzi ha regalato anni di galera scontata ai corrotti ed ai corruttori. Se fossi al posto di Renzi lavorerei per costruire carceri. Invece una certa sinistra dice depenalizziamo le pene ma così arriviamo alla anarchia". 

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