Caso Loris, psichiatra: nessun segno di malattia della madre

'Anche raptus improbabile, perizie siano su elementi solidi'

Nel caso del piccolo Loris, anche nell'ipotesi in cui sia stata la mamma a ucciderlo, non necessariamente si tratterebbe di un caso di 'follia momentanea' o comunque di malattia mentale. Lo afferma Emilio Sacchetti, presidente della Società Italiana di Psichiatria, secondo cui anche le eventuali perizie dovrebbero basarsi su elementi solidi.

"L'equazione 'efferatezza uguale psichiatria' non esiste, se c'è una malattia mentale si devono vedere dei segni importanti, non ci si ammala da un giorno all'altro - spiega Sacchetti - ovviamente bisognerebbe visitare la persona approfonditamente per trarre conclusioni, ma in generale si può dire che prima di tirare in causa la psichiatria bisogna trovare elementi concreti, e da quello che sta emergendo finora non se ne vedono. Potremmo semplicemente essere nel campo delinquenziale, non sarebbe la prima volta".

Secondo Sacchetti gli elementi del passato della mamma del bimbo che sono emersi, come la possibile 'infanzia infelice', non sono sufficienti. ''Per il momento non mi sembra ci siano i segni di una malattia mentale - spiega - se bastassero queste cose vedremmo questi delitti tutti i giorni. Anche l'ipotesi del cosiddetto 'raptus' va esaminata con attenzione, è estremamente raro che si abbia un momento di violenza così grande improvvisamente, e di solito è legato a uno stress molto forte. Qui poi c'è stata una organizzazione del delitto, che esclude il raptus''. Le stesse perizie che si fanno durante i processi, ammette Sacchetti, non sempre seguono criteri scientifici. ''L'equazione 'è un fatto troppo grave, dev'essere matta' non va, mentre invece spesso si vedono perizie fatte in modo 'furbo' - sottolinea -. Per esserci una malattia mentale ci deve essere una storia dietro, con segnali molto forti''.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA