Ebola: morto il paziente 'zero' degli Usa. Casi Spagna, è allerta-aeroporti

Lorenzin: "In Italia non ci sarà epidemia, ma non escludo casi sporadici"

CHOC NEGLI USA, MORTO PAZIENTE 'ZERO' - di Nicoletta Nencioli - Usa sotto choc per la morte del "paziente zero", il primo che ha sviluppato i sintomi dell'ebola sul suolo americano, a Dallas. Mentre cresce la preoccupazione per il cameraman della Nbc Ashoka Mupko, colpito anch'esso dalla febbre emorragica in Liberia, ed ora in isolamento nell'ospedale di Omaha, in Nebraska. La notizia del decesso di Thomas Eric Duncan, 42 anni - il cittadino liberiano venuto negli Stati Uniti in visita alla fidanzata e spirato alle 7,51 di mattina al Texas Health Presbyterian hospital - ha fatto provocato una reazione di allarme in tutti gli Stati Uniti.

"E' con estrema tristezza che vi informiamo della sua morte. Duncan ha ceduto ad una malattia insidiosa dopo aver combattuto coraggiosamente", ha detto una nota della clinica del Texas. "Ebola e' una crisi mondiale che va risolta urgentemente", ha denunciato lo stesso segretario di stato Usa, John Kerry, sottolineando la necessita' che "piu' Paesi si mobilitino nella lotta all'epidemia, impegnando piu' fondi e piu' equipaggiamenti per contenere il contagio". Come prima nuova misura concreta per contenere il contagio, le autorita' Usa hanno annunciato che da questo fine settimana in cinque aeroporti partiranno controlli 'ad hoc' su tutti i passeggeri provenienti da Liberia, Sierra Leone, Guinea.

Gli aeroporti in cui verra' misurata la temperatura ai viaggiatori in arrivo sono i piu' importanti del Paese: dal JFK di New York al Washington Dulles in Virginia, dall' o'Hare International di Chicago allo scalo di Newark in New Jersey, passando per l'Hartsfield-Jackson di Atlanta. Duncan aveva contratto il virus a Monrovia aiutando la figlia di una coppia di amici a recarsi in ospedale, e quando ancora non aveva sintomi dell'ebola era sbarcato negli Stati Uniti: ma recatosi ad un Pronto soccorso il 26 settembre era stato rimandato a casa senza la corretta diagnosi. Per venire poi ricoverato il 28 settembre proprio a Dallas, dove quattro membri della sua famiglia sono ora tenuti in isolamento e monitorati. Sul paziente deceduto era stata usato il farmaco sperimentale brincidofovir: lo stesso trattamento a cui e' sottoposto in queste ore l'altro paziente infettato da ebola in America, Mupko. Il cameraman, contagiatosi probabilmente lavando un' auto infetta in Liberia, riceverà anche una trasfusione di sangue donato dal medico missionario guarito dalla febbre emorragica, Kent Brantly. Il medico aveva donato il suo plasma anche ad un altro paziente colpito, Rick Sacra, anch'egli successivamente guarito.

L'ERRORE DELL'INFERMIERA SPAGNOLA - di Paola Del Vecchio - Non uno ma vari errori nel protocollo di sicurezza avrebbero reso possibile il contagio di Teresa Romero, l'infermiera ausiliaria di 44 anni, prima positiva all'Ebola fuori dalle frontiere africane. Incluso un 'allentamento delle procedure' di prevenzione, riconosciuto dal governo di Madrid. E' quanto si evince dalla ricostruzione fatta dalla stessa paziente al personale medico dell'ospedale Carlo III-La Paz, dov'è ricoverata. Ma anche dall'informativa inviata dal governo del primo ministro Mariano Rajoy al Comitato di Sicurezza Sanitaria della Ue e all'Organizzazione Mondiale della Salute (Oms), riunito a Bruxelles sull'emergenza spagnola.

Oltre all'infermiera positiva al virus, sono indicate 5 persone sotto osservazione, per esposizione a un contatto di "alto rischio" con la sanitaria contagiata: la dottoressa che ha assistito Teresa Romero prima del ricovero all'ospedale di Alcorcon; tre infermieri che la trasferirono al Carlo III-La Paz in un'ambulanza 'convenzionale' e senza dispositivi di protezione individuale e il marito della Romero, che tuttavia non presenta sintomi del virus. Un'infermiera ausiliaria ricoverata ieri notte, parte della squadra che ha prestato assistenza ai due missionari deceduti, è risultata negativa al test dell'Ebola, come un ingegnere rientrato dalla Nigeria con febbre. Anche se con altre 54 persone restano sotto vigilanza.

L'infermiera ammalata ha indicato la possibile origine del contagio nel modo in cui si è sfilata il dispositivo di protezione individuale, dopo essere stata nella stanza del missionario Manuel Garcia Viejo, deceduto il 26 settembre. "Credo che l'errore possa esserci stato nel momento in cui mi sono tolta la tuta" di biosicurezza. "Lo vedo come il passaggio più critico nel quale può esserci stato il contagio", ha affermato Teresa Romero. Un'ipotesi corroborata da German Ramirez, del servizio di Medicina interna dell'Unità di Malattie Tropicali del Carlo III-La Paz, che ha parlato in tre occasioni con l'ammalata, ricostruendo tutta la procedura seguita. "La paziente crede possa essersi contagiata nel toccarsi il volto con i guanti sfilandosi la tuta di protezione, dopo la prima visita a Manuel Garcia Viejo", ha dichiarato Ramirez ai media. "E' possibile che non sia stato un errore, ma un incidente".

Dopo l'allarme scatenato dal primo caso positivo in Europa, le autorità ospedaliere hanno insistito sulle strette procedure di sicurezza seguite per la 'svestizione' degli operatori destinati all'assistenza dei missionari rimpatriati, ipotizzando un possibile errore dell'infermiera. Tuttavia, i sindacati del settore denunciano i tagli alla spesa sanitaria provocati dalla crisi e la "mancanza di informazione e formazione" del personale esposto al contatto col virus. D'altra parte, nell'informativa inviata a Bruxelles, lo stesso governo ha ipotizzato come cause del contagio "un possibile allentamento di alcuni procedimenti, inclusa la manipolazione del cadavere" del secondo missionario deceduto, Manuel Garcia Viejo, o lo "smaltimento di materiali medici". Di fronte all'alluvione di critiche alla gestione della crisi, piovuta sul ministro alla Sanità, Ana Mato, il premier Mariano Rajoy ha fatto appello "alla tranquillità" e ha esortato "la popolazione ad avere fiducia nei professionisti della sanità".

In Italia il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha chiesto più controlli "controlli in Europa su chi viaggia in aereo". Lorenzin, intervistata da Repubblica, sottolinea: "è necessario che le procedure adottate sui voli e negli aeroporti ci diano una maggiore certezza dei giri che fa chi arriva dai Paesi a rischio". "Chiedo che l'Europa intervenga e decida cosa fare. Adesso stiamo attuando i protocolli dell'Oms e informiamo i passeggeri che arrivano da paesi dove è in corso l'epidemia, i quali alla partenza dovrebbero essere controllati. Ma se queste persone non hanno sintomi dell'Ebola noi non sappiamo niente di loro".

 

Spallanzani: "Paziente ricoverato a Roma non ha virus" - L'uomo proveniente dalla Nigeria ricoverato all'istituto Spallanzani di Roma non ha l'Ebola. Lo rendono noto fonti dell'istituto, secondo cui il paziente è affetto da malaria e forse da dengue. ''La Nigeria è virtualmente un paese 'ebola-free', non ci sono più casi da oltre 21 giorni - spiega Nicola Petrosillo, direttore dell'Uoc Infezioni Sistemiche - l'uomo è arrivato ieri all'ospedale San Giovanni di Roma con febbre alta, e come precauzione è stato portato qui, ma è escluso che abbia il virus''.

Perché muoversi adesso? "Il livello epidemico - risponde il ministro - sta aumentando e presto crescerà il numero dei occidentali impegnati in Africa per combattere l'epidemia". E sottolinea: "non ci dimentichiamo che in Italia, a Roma, ci sono la Fao e altre organizzazioni internazionali, dove circolano numerose persone che si muovono continuamente anche attraverso Paesi a rischio". Quanto all'Italia, "escludo assolutamente - dice Lorenzin - la possibilità che si possa verificare un'epidemia da noi", ma "il caso sporadico non si può escludere nel futuro". E rassicura sui servizi di assistenza nel nostro paese: "siamo tra i primi al mondo"; "tutta la rete delle malattie infettive è ottima".

Il video dell'Oms



La conferenza stampa del ministro della Sanità sui media spagnoli (da You Tube)

 


Il piano guida dell'Oms (documento in pdf)

Cinque milioni di euro annui in più per aumentare i controlli 

Lorenzin ha anche annunciato che sono stati chiesti, nella Legge di stabilità, cinque milioni di euro annui in più per aumentare i controlli e aiutare nel contrasto alla diffusione del virus e altri 8 per attivare l'ala in costruzione dell'Ospedale Spallanzani di Roma. Ma le affermazioni del ministro, in commissione Affari sociali, non hanno soddisfatto Lega Nord e M5S, che parlano dell'assenza in Italia di ''reali protocolli di sicurezza''. Il problema è dunque anche di natura economica, e riguarda i fondi necessari al contrasto efficace del virus. Se il Fondo monetario internazionale fa pressing sui paesi dell'Africa per prepararsi meglio al rischio Ebola, una pronta risposta è giunta dagli Stati Uniti: la lotta al virus in Africa occidentale costerà agli Usa circa 750 milioni di dollari in sei mesi, ha annunciato il Pentagono. In una giornata difficile per le Borse europee, è stata una seduta molto pesante per le compagnie aeree europee e secondo gli operatori, le vendite si sono accentuate soprattutto dopo la notizia dell'infermiera spagnola contagiata da Ebola per aver assistito due missionari poi deceduti. Una 'partita' ancora aperta resta, poi, quella sanitaria per la messa a punto di vaccini contro ebola.

La precisazione della multinazionale Gsk: ''Non c'è alcun contatto con l'Oms per la fornitura di un milione di dosi'' del vaccino italiano contro Ebola, ha affermato l'azienda smentendo quanto affermato la scorsa settimana da Piero Di Lorenzo, presidente dell'Irbm science park di Pomezia, che con Okairos (rilevata da Gsk) ha fondato una joint venture per la produzione del vaccino. Intanto la Commissione delle Nazioni Unite che si occupa di questioni finanziarie ha adottato oggi una risoluzione che da' via libera ai fondi per la nuova missione Unmeer contro Ebola e per l'ufficio dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per la lotta al virus. E aiuti ai Paesi colpiti da Ebola arrivano anche dall'Unione Europea che invierà tre Boeing 747 con attrezzature mediche e sanitarie. L'arrivo di Ebola in Europa ha colpito anche le compagnie aeree europee che sono pesantemente scivolate in Borsa.

Il virus preoccupa ma non blocca il lavoro del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e della Banca Mondiale, pronti ad accogliere centinaia di delegati, banchieri e giornalisti per le riunioni che si sono aperte oggi. E lo fanno preparandosi a tutto, anche all'Ebola. Mettendo in evidenza che il rischio di contagio è basso, nei palazzi delle due istituzioni sono a disposizione anche termometri usa e getta per misurare la temperatura. L'aumento delle temperatura è infatti uno dei sintomi dell'Ebola.

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