Cortazar, il suo Keats inedito in Italia e le lettere editoriali

A 100 anni dalla nascita e a 30 dalla morte rinasce interesse per il grande scrittore argentino

    A 100 anni dalla nascita e a 30 anni dalla morte di Julio Cortazar esce un libro rivelazione dello scrittore argentino. Pubblicato volutamente postumo e finora inedito in Italia e' 'A passeggio con John Keats', l'opera piu' misteriosa di Cortazar, che sara' in libreria il 28 agosto per Fazi. Narratore, poeta, drammaturgo e saggista, considerato con Borges il maggior scrittore argentino di tutti i tempi, Cortazar, nato il 26 agosto 1914 a Bruxelles da genitori argentini e morto il 12 febbraio 1984 a Parigi, dove e' sepolto, vede rinascere in Italia un rinnovato interesse per la sua figura e le sue opere tra cui il capolavoro 'Rayuela' (Il gioco del mondo) del 1963, 'Bestiario, 'Storie di Cronopios e di famas', 'Gli autonauti della cosmostrada' e 'Carte inaspettate'.

  A farci scoprire i retroscena che hanno preceduto la pubblicazione delle sue opere piu' famose e', dopo 'Carta carbone. Lettere ad amici e scrittori', il secondo volume dell'epistolario di Cortazar pubblicato da Sur, 'Chi scrive i nostri libri', sempre a cura di Giulia Zavagna, che esce il 26 agosto, proprio per il centenario, con la prefazione del Premio Strega 2014 Francesco Piccolo. Questa volta sono lettere editoriali e tra i destinatari figura ovviamente Italo Calvino, amico ed editor di Cortazar alla Einaudi. Per Sur e' uscita nel maggio 2014 anche la raccolta di microracconti 'Un certo Lucas', per la prima volta nella sua versione integrale, e tra gli ultimi titoli usciti per Einaudi, il suo maggiore editore, 'Animalia' (2013), un omaggio allo scrittore e al suo personalissimo bestiario in cui si intrecciano i regni del fantastico e del quotidiano e nei tascabili 'I racconti' e 'Ottaedro'.

  Saggio ma anche biografia romanzata e zibaldone di riflessioni personali, oltre ad essere un'opera fondamentale sul poeta inglese, 'A passeggio con John Keats', e' il racconto di un modo di concepire la vita, la scrittura e la missione poetica. "Keats e' da tasca, dove si mettono le cose che contano, le mani, i soldi, il fazzoletto. Una tasca e' la casa essenziale che l'uomo porta sempre con se': occorre scegliere cio' che e' imprescindibile, e solo un poeta vi puo' entrare" dice Cortazar nella sua opera scritta in solitudine tra il 1951 e il 1952 a Buenos Aires. Oltre 660 pagine, tradotte da Elisabetta Vaccaro e Barbara Turitto, con la versione delle poesie di John Keats dell'editore Elido Fazi, che oltre alla vita e alla poesia del poeta inglese restituisce i profumi e le le luci di Buenos Aires, della pampa e dei poeti amici di Cortazar avvolti dal fumo delle sigarette e dall'odore del caffe' nelle discussioni fino alle tre di notte. "Ieri e' venuto a trovarmi Alberto Girri e parlando di fringuelli siamo incappati nel'idiozia di quel tipo di erudito sempre disposto a lanciare le sue frecce" racconta Cortazar. E quando muore Gide, nel febbraio del 1951, scrive: "Come dimenticare, mentre questa nuova notte e' impregnata della sua presenza, mentre invano apro libri e vago in vecchi, cari ricordi - una frase, un rapido passo, un flautino acido dell'Aminta - e mi dico che egli serbava un profondo affetto per Keats, testimoniato tante volte nel suo Diario".

E poi c'e' l'amore di Cortazar, grande traduttore di Keats tanto che nel libro diventa una sorta di suo alter ego, per l'Italia che ha girato nei suoi viaggi giovanili da Roma a Siena, Venezia, Genova e Napoli. Dopo aver vissuto in Svizzera e Barcellona Cortazar e' rientrato con la famiglia a Buenos Aires nel 1919, ma, in polemica con il governo di Peron, all'inizio nel 1951 ha lasciato l'Argentina e si e' trasferito a Parigi. "Ma la poesia non e', essenzialmente, il finto dialogo di Narciso innamorato? Se dividiamo l'uomo in un poeta e tutto il resto della sua umanita', vietando a quest'ultima l'accesso alla sfera poetica, non stiamo tentando un'impresa sovrumana - o meglio ancora disumana?" si chiede Cortazar del quale Gabriel Garcia Marquez disse: "Era lo scrittore che avrei voluto essere da grande". 

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