Studio internazionale per chiesa Cascia

S.M. della Neve, della fine del '500 distrutta dal sisma del '79

(ANSA) - CASCIA (PERUGIA), 19 LUG - Un capolavoro dimenticato da 40 anni e ormai ridotto a cumulo di ruderi che ne fanno solo intravedere la bellezza e la maestosità dell'opera. E' la chiesa ottagonale, risalente alla fine del Cinquecento, di Santa Maria della Neve di Cascia, distrutta dal sisma del 1979 e mai recuperata. I successivi terremoti, del 1997 e quello di tre anni fa, ne hanno compromesso ulteriormente la stabilità e fatto crollare anche l'adiacente casolare di fine Ottocento. Adesso c'è un gruppo di lavoro, coordinato dal professor Stefano D'Avino - docente presso il dipartimento di Architettura dell'università "D'Annunzio" di Pescara - che ha dato vita a un workshop internazionale con l'intento di arrivare alla progettazione della ricostruzione della chiesa. Ne sono coinvolti 16 tra studenti laureandi e architetti specializzandi provenienti dall'università abruzzese e dall'ateneo di Bucarest, seguiti da tre tutor. "Abbiamo terminato il primo dei tre "step" previsti, vale a dire quello dell'analisi, del rilievo e della riflessione su come arrivare a un progetto cantierizzabile che possa, finalmente, portare alla ricostruzione di un autentico gioiello dell'arte che nasce su una croce greca iscritta in un ottagono", racconta, all'ANSA, l'architetto D'Avino. "Il secondo passo lo compieremo a settembre - aggiunge - quando andremo a mettere nero su bianco tutte le considerazioni che stiamo portando avanti, per poi arrivare in dicembre e presentare il progetto vero e proprio, concludendo così il nostro lavoro". Poi arriverà la parte più complicata, la realizzazione del progetto che passa attraverso la ricerca di fondi. "Dato che per questa chiesa non ne sono mai stati chiesti dopo gli eventi sismici del '79 e del '97 - spiega il docente - credo che non ci siano ostacoli per farne richiesta oggi, anzi, credo che sia doveroso destinare i soldi necessari al recupero di questo capolavoro". D'Avino dice che al momento è difficile ipotizzare quanto costerà precisamente il recupero dell'edificio, "di certo siamo sull'ordine di qualche milione di euro, forse 5 potrebbero essere sufficienti, ma per avere una stima precisa occorre redigere il progetto nel dettaglio". Sul perché questa chiesa, di ispirazione Bramantesca ma di autore ignoto e contenente affreschi dei fratelli Angelucci (oggi quasi completamente persi), sia stata dimenticata per così tanto tempo, per D'Avino è dipeso solo dal "disinteresse generale". "Oggi - conclude il professore - sia la diocesi di Spoleto-Norcia che ne è la proprietaria, che la Soprintendenza ai beni culturali stanno mostrando interesse al nostro lavoro, speriamo di poter contare in maniera importante sul loro apporto e ridare così vita, 40 anni dopo, a quest'opera abbandonata al degrado". (ANSA).
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