Conte, impegno per la ricostruzione

Coordinamento terremoto Centro Italia, rivedere la normativa

(ANSA) - ROMA, 2 SET - "Il presidente Conte ci ha detto che se il governo va in porto" ci sarà l'attenzione alle regioni del Centro Italia colpite dal terremoto e "l'impegno alla ricostruzione materiale ed economica". Lo riferisce Roberto Micheli, del coordinamento Terremoto Centro Italia, al termine delle consultazioni con il premier. "Incontrandoci Conte fa onore a tutte quelle persone impegnate in questi tre anni per sostenere le popolazioni colpite", sottolinea. "Speriamo in una continuità e oggi siamo soddisfatti - afferma Romolo Trenta, di Arquata del Tronto - Già quando lo abbiamo incontrato a Norcia, il premier aveva mostrato sensibilità. Usciamo da questo incontro con fiducia e speranza ma saremo sul campo, presenti e vigili". Francesco Di Biagio, altro componente della delegazione, dice: "Conte ci ha rappresentato la sua insoddisfazione per lo stato dell'arte. Lo abbiamo apprezzato molto, anche se non dobbiamo fare processi ma guardare al futuro. Ci aspettiamo dal governo che verrà risposte in tempi brevissimi". "La ricostruzione di fatto non c'è, non è partita. Ne abbiamo parlato con Conte che conosce bene le problematiche", dice ancora Micheli. Al premier incaricato è stata chiesta una "revisione totale della normativa sul terremoto, dando possibilmente un taglio speciale alle norme. Conte si è riservato di verificare con i gruppi se c'è la possibilità di rimettere mano alle leggi. Auspichiamo un impegno a fare qualcosa di concreto che porti alla ricostruzione, sia materiale che economica", spiega. "Serve una revisione del cratere con corsia preferenziale per chi è stato più colpito ma senza escludere chi è stato colpito meno. Non si può pensare che un territorio così vasto di quattro regioni possa essere lasciato in balia degli eventi e che si pensi a una ricostruzione fatta in 20 o 30 anni. Oggi siamo quasi a tre anni dal sisma dell'ottobre 2016 e abbiamo fatto presente a Conte che il fattore tempo è fondamentale", aggiunge. "Oggi il sentimento delle popolazioni è la rassegnazione: non possiamo accettarlo e dobbiamo dare loro delle certezze, oltre che delle speranze. La ricostruzione va progettata sugli uomini che dovranno vivere in quelle zone", sottolinea.(ANSA).

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