Montalbano e Augello? Orlando e Rinaldo

Semiologo vede personaggi di Camilleri alla stregua di paladini

 (di Giovanni Franco) (ANSA) - PALERMO - "Le storie del commissario Salvo Montalbano fanno già parte del folklore locale e globale, mediatico alla stregua dei paladini di Francia, e dei saraceni loro acerrimi nemici, divenuti materia viva del teatro siciliano delle marionette. Salvo e Mimì Augello come Orlando e Rinaldo? È un'ipotesi forte che molti dei passaggi interpretativi presenti in questo libro confermerebbero senz'altro". E' la chiave di lettura delle vicende dei personaggi narrati nella fortunata serie di volumi scritti da Andrea Camilleri, dalle quali sono state tratte le fiction di successo sulla Rai. Una tesi contenuta nel libro "Storia di Montalbano" (edizioni del Museo Pasqualino; 310 pagine; 26 euro) che raccoglie gli scritti che Gianfranco Marrone ha dedicato alla figura del commissario di polizia più amato dagli italiani. Lo studio sarà presentato oggi pomeriggio nell'orto botanico a Palermo nel corso del festival "Una marina di libri". "Lavorare su Montalbano da una parte mi ha dato modo di mettere alla prova i modelli d'analisi della semiotica su uno spettro abbastanza ampio di testi - afferma Marrone - in costante dialogo fra loro (romanzi, film, fumetti, pietanze, itinerari turistici etc.), studiandoli ai loro diversi livelli (discorsivo, narrativo, valoriale) e dimensioni (pragmatica, cognitiva, passionale) del senso. Ne è venuta fuori una ricostruzione al tempo stesso puntigliosa e profonda di un universo sociale e antropologico, geografico e ideologico - quello camilleriano e montalbanesco - che fatica a porre una differenza, e a trovare un confine sensato, fra invenzione creativa ed esperienza vissuta, o, se si preferisce, tra finzione e realtà. Né si pone il problema di farlo". Montalbano non è un personaggio come qualsiasi altro. Si sa. Ancor più per chi abita dalle sue parti, e si scontra giornalmente con situazioni, soggetti e problemi in qualche modo analoghi ai suoi, nel medesimo contesto "in cui egli opera, lavora, si deprime, gioisce, soprattutto si incazza - aggiunge il semiologo -. Difficile mettere del tutto fra parentesi, occupandosene, una qualche empatia nei suoi confronti, per mimesi o per catarsi, a seconda dei casi individuali e collettivi, umani e sociali. Il coté, diciamo così, scientifico e quello, diciamo così, esistenziale, del resto, si intrecciano e si sostengono a vicenda. L'euforia ermeneutica incontra la disforia della provincia, e a suo modo la sostiene". "Questo libro è stato scritto in uno dei periodi più felici della mia vita - afferma Marrone - pieno di vagheggi e di loro realizzazioni, sia dal punto di vista personale che da quello professionale". Marrone, saggista e scrittore, è professore ordinario di Semiotica nell'Università di Palermo. Tra i suoi scritti: Il sistema di Barthes (1994), Estetica del telegiornale (1998), C'era una volta il telefonino (1999), Corpi sociali (2001), La Cura Ludovico (2005), Il discorso di marca (2007), L'invenzione del testo (2010), Addio alla Natura (2011), Introduzione alla semiotica del testo (2011), Stupidità (2012), Figure di città (2013), Gastromania (2014), Semiotica del gusto (2016), Roland Barthes: parole chiave (2016), Prima lezione di semiotica (2018). (ANSA)

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