Teatro: regista, clonazione affascina umanità

Mazzone ha messo in scena spettacolo nei giorni nuove scoperte

(di Giovanni Franco) - (ANSA) - PALERMO, 19 FEB - "Le coincidenze sono sempre frutto del caso? Non so. Io credo ci siano sempre delle energie che in qualche modo facciano sì che accadano. La clonazione è un tema che continua ad affascinare l'uomo". Parla il regista Luca Mazzone che ha curato "Number" di Caryl Churchill, che ha debuttato al Teatro Libero a Palermo nei giorni scorsi. Lo spettacolo di grande attualità affronta il tema della clonazione e arriva in scena quando rimbalzano notizie come quella di stamane della creazione in laboratorio di un embrione ibrido uomo-pecora, in cui una cellula su 10 mila è umana. L'annuncio arriva dagli scienziati dell'università della California Davis al meeting della American Association for the Advancement of Science di Austin, in Texas. L'ibrido, spiegano i ricercatori, è un passo verso la possibilità di far crescere organi umani negli animali. La scoperta è stata resa nota dopo poco tempo l'annuncio delle prime scimmie clonate come la pecora Dolly: una tecnica che consente per la prima volta di ottenere numerosi esemplari di primati geneticamente omogenei.
    Lo spettacolo di Mazzone rispecchia dunque queste ultime scoperte e giunge nell'anno, fra l'altro, in cui compie 200 anni dalla sua pubblicazione Frankenstein, il romanzo che ha ispirato generazioni di scienziati su questo tema. "Il testo dal quale ho preso spunto - dice Mazzone, direttore del teatro Libero di Palermo - mette in gioco l'unicità e l'identità: dunque ha a che fare con un aspetto molto intimo del sé. Ma rielabora anche il senso del limite delle possibilità umane. Apre possibilità sconosciute e questo ci fa riflettere se sia o meno opportuno porre un limite alla manipolazione genetica".
    "Personalmente credo - aggiunge il regista - che pensare alla clonazione, più che ha una evoluzione della scienza, mi spinge a una riflessione sull'uomo. A Number mette in crisi il rapporto padre/figlio; guardarsi allo specchio ci fa vedere i nostri difetti. Guardare un nostro clone, permettendoci di osservarne i comportamenti e le scelte, è come avere un grande specchio sulla nostra vita. Istante per istante". Per Mazzone insomma: "un esercizio di meditazione profondo. Ma forse abbiamo sempre bisogno di un limite, un punto fermo di cui aver timore, dal quale prendere coraggio per oltrepassarlo. Mi verrebbe da dire, giocando con le parole: clonazione, non c'è limite all'uomo". Le reazioni del pubblico sono state molto gratificanti, caratterizzate da stupore e sconcerto ma in ogni caso di grande interesse. "E' stato uno spunto - conclude Mazzone - che ha stimolato gli spettatori a riflettere".  (ANSA)
   

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