Graviano, Berlusca mi chiese cortesia

Intercettazioni tra boss e detenuto, atti processo trattativa

      "Berlusca mi ha chiesto questa cortesia ... per questo c'è stata l'urgenza. Lui voleva scendere ... però in quel periodo c'erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa". Sono stralci di una conversazione tra il boss Giuseppe Graviano e un co-detenuto, Umberto Adinolfi, con cui il capomafia trascorreva l'ora d'aria nel carcere di Ascoli Piceno. L'intercettazione è depositata agli atti del processo trattativa Stato-mafia. Giuseppe Graviano è stato intercettato in carcere per quasi un anno. Sono 32 le conversazioni con Adinolfi registrate dalle microspie, ritenute rilevanti dalla procura che le ha depositate agli atti del processo sulla trattativa Stato-mafia. Le intercettazioni sono state contestate a Graviano nel corso di un interrogatorio che si è svolto il 28 marzo scorso. La frase di Graviano viene interpretata dai pm come la necessità di un gesto forte in grado di sovvertire l'ordine del Paese.

  "Berlusconi quando ha iniziato negli anni '70 ha iniziato con i piedi giusti, mettiamoci la fortuna che si è ritrovato ad essere quello che è. Quando lui si è ritrovato un partito così nel '94 si è ubriacato e ha detto 'Non posso dividere quello che ho con chi mi ha aiutato'. Pigliò le distanze e ha fatto il traditore". Lo dice il boss Giuseppe Graviano parlando, intercettato, con un codetenuto.   

  "Tu lo sai che mi sono fatto 24 anni, ho la famiglia distrutta ... alle buttane glieli dà i soldi ogni mese. Io ti ho aspettato fino adesso ... e tu mi stai facendo morire in galera senza che io abbia fatto niente". A parlare è il boss Giuseppe Graviano che, intercettato in carcere, inveisce, secondo i pm di Palermo, contro Silvio Berlusconi. "Ti ho portato benessere, 24 anni fa mi arrestano e tu cominci a pugnalarmi", aggiunge sfogandosi con un altro detenuto.

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