Percorso:ANSA > Scienza&Tecnica > Terra &Poli > Risolto 'enigma' sulla formazione dei diamanti giganti

Risolto 'enigma' sulla formazione dei diamanti giganti

Sono nati nel cuore della Terra da metalli liquidi

16 dicembre, 16:56
Il diamante Cullinan Il diamante Cullinan

Non solo hanno dimensioni fuori dall'ordinario, ma anche un'origine insolita: i diamanti più grandi e celebri in tutto il mondo, come il Koh-i-Noor, il Cullinan o il Lesotho Promise, sono nati in modo diverso da tutti gli altri. Si sono formati più in profondità nel mantello terrestre, a partire da metalli liquidi. La scoperta si deve al gruppo guidato da Evan Smith, del Gemological Institute of America, di cui fa parte anche l'università di Padova. Il risultato, pubblicato sulla rivista Science, aiuta a ricostruire i processi che avvengono nel cuore della Terra, e risolve "uno dei maggiori enigmi sulla formazione dei diamanti", commenta Smith. I ricercatori ci sono arrivati studiando i frammenti metallici, intrappolati dentro questi diamanti enormi, che coesistono con tracce di metano fluido e idrogeno.

Nati da  da metalli liquidi
Alcune gemme contengono anche dei frammenti di minerali, che mostrano come queste pietre preziose si siano formate nelle estreme profondità terrestri, a circa 360-750 chilometri, molto più in giù degli altri diamanti, che si formano a 150-200 chilometri di profondità. Queste schegge metalliche sono un miscuglio solidificato di ferro, nickel, carbonio e zolfo, e contengono tracce di metano fluido e idrogeno. Il carbonio puro si è cristallizzato in una sorta di "piscina" di metalli liquidi fusi nel mantello terrestre, formando i diamanti. Piccole gocce di questo metallo liquido sono rimaste intrappolate nelle gemme mentre si formavano.

Nuovi dati sui processi che avvengono nel cuore della terra
Queste impurità contenute nei diamanti permettono ai geologi di avere così nuovi dati sulla chimica delle viscere terrestri. I diamanti, una volta formati, proteggono e fanno da scudo ai minerali contenuti al loro interno, dando ai ricercatori un campione speciale della mineralogia del mantello terrestre. Ad esempio dimostrano che c'è ossigeno nelle diverse parti del mantello: di più vicino alla superficie, come mostra la presenza di carbonio sotto forma di anidride carbonica nel magma eruttato dai vulcani, e di meno a profondità maggiori. Il che ha consentito ai metalli liquidi, quali ferro e nickel, di formarsi.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA