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La malaria tormentava l'uomo già 2.000 anni fa

Le sue tracce trovate in tre necropoli romane in Italia

06 dicembre, 17:12
I resti di uno degli scheletri esaminati, prelevati dal cimitero di Velia (fonte: Luca Bandioli/Museo Pigorini) I resti di uno degli scheletri esaminati, prelevati dal cimitero di Velia (fonte: Luca Bandioli/Museo Pigorini)

La malaria esisteva già 2.000 anni fa in Italia, ai tempi dell'Impero Romano. Lo dimostra la ricerca condotta da un gruppo internazionale di ricercatori, guidati da Stephanie Marciniak, dell'università canadese McMaster, sui resti di alcuni denti trovati in tre antichi cimiteri romani risalenti al periodo imperiale tra il I e III secolo d.C.. 

Lo studio
Lo studio, pubblicato sulla rivista Current biology e a cui ha partecipato anche l'italiano Luca Bondioli, del museo Nazionale preistorico ed etnografico Pigorini di Roma, documenta il ritrovamento di tracce genetiche del parassita della malaria su alcuni denti. Un punto chiave per capire quando e dove il parassita della malaria sia stato presente, e che offre nuove informazioni sull'evoluzione delle malattie nell'uomo. 

Le prove negli antichi testi
''La malaria probabilmente ha causato numerose morti nell'antica Roma'', commenta Hendrik Poinar, uno dei ricercatori. Ci sono numerosi scritti ''che descrivono febbri simili alla malaria nell'antica Grecia e Roma'', aggiunge Marciniak. I ricercatori hanno raccolto campioni dai denti di 58 adulti e 10 bambini sepolti in tre cimiteri, quello dell'Isola Sacra, sito alla foce del Tevere vicino Fiumicino, di Velia, vicino Salerno, e Vagnari, in provincia di Bari. Hanno estratto e purificato i frammenti di Dna dalla polpa dentale, recuperando tracce genetiche del P. falciparum da due individui di Velia e Vagnari. E' il parassita tuttora più diffuso nell'Africa Sub-Sahariana e il più letale. ''I nostri dati confermano che probabilmente il parassita della malaria presente era il Plasmodium falciparum, che ha colpito persone di diversi ambienti e culture. Il che apre altre domande, in particolare su quanto fosse diffuso'', conclude Marciniak.

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