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Dai Borbone i primi ‘mattoni’ per le case antisismiche

Le nuove regole introdotte dopo il terremoto del 1783 in Calabria

04 marzo, 16:30
Le rovine del Palazzo Reale di Messina, crollato per il terremoto del 1783 (fonte: Atlante iconografico allegato alla “Istoria” di M. Sarconi, 1784) Le rovine del Palazzo Reale di Messina, crollato per il terremoto del 1783 (fonte: Atlante iconografico allegato alla “Istoria” di M. Sarconi, 1784)

Case non più alte di due piani, la rimozione di balconi e altri elementi sporgenti, incatenamento delle travi e dei solai alle mura, l'utilizzo di una rete di legno all'interno della parete in muratura: sono alcune delle regole per un'edilizia antisismica emanate dal governo borbonico dopo il terremoto delle Calabrie iniziato il 5 febbraio 1783.

Si tratta della sequenza sismica più lunga e disastrosa del nostro Paese, che durò circa tre anni e causò oltre 30.000 vittime. A ricostruire la storia del terremoto e la ricostruzione che ne seguì sono Filippo Bernardini della sezione di Bologna dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e Carlo Meletti della sezione di Pisa dell'Ingv.

La ricostruzione fatta dal governo Borbonico dopo la sequenza sismica, fu pensata, scrivono Bernardini e Meletti, secondo regole e piani urbanistici totalmente nuovi, finalizzati alla riduzione del rischio sismico. Il lavoro della 'task force' di esperti che il governo Borbonico mise in piedi per studiare il fenomeno e trovare soluzioni edilizie sicure ed efficaci per la ricostruzione gettò le basi a quello che secondo il Consiglio Nazionale le delle ricerche (Cnr) è l primo regolamento antisismico d'Europa, adottato dai Borbone circa 200 anni prima delle nostre norme sulla sicurezza degli edifici.

Durante la sequenza, in Calabria, si verificarono due scosse fortissime, il 5 febbraio e il 28 marzo, ciascuno di magnitudo di circa 7, paragonabile al terremoto dell'Irpinia, che distrusse gran parte della Calabria meridionale. Ci fu anche uno tsunami con grandi ondate che investirono le coste. Gli effetti furono devastanti in Calabria e in Sicilia nord-orientale: 182 centri rasi al suolo, quasi 30.000 morti in Calabria, cui si aggiunsero le vittime in Sicilia (almeno 700 nella sola Messina).

Il re di Napoli, Ferdinando IV di Borbone, inviò una spedizione di esperti incaricati di eseguire indagini e osservazioni scientifiche. Sul posto arrivò anche Déodat de Dolomieu, il geologo francese da cui hanno preso nome le montagne Dolomiti, nelle Alpi Orientali. Le Istruzioni Reali, cioè le norme emanate dal governo borbonico il 20 marzo 1784 per la ricostruzione, suggerirono la forma delle città, la dislocazione degli edifici, la larghezza delle strade e diedero regole antisismiche precise per la struttura dei fabbricati.
Fra queste il cosiddetto sistema delle case baraccate, che prevedeva la costruzione di case non oltre i due piani di altezza, la demolizione dei piani in più, la rimozione di balconi e altri elementi sporgenti, l'incatenamento delle travi e dei solai alle mura e l'eliminazione dei tetti spingenti. Gli edifici costruiti seguendo queste regole diedero ottima prova durante il terremoto di Messina del 1908, come l'edificio vescovile di Mileto (Vibo Valentia) oggetto di uno studio del Cnr e dell'università della Calabria che hanno testato l'efficacia del sistema costruttivo.

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