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Valensise (Ingv), difficile dire se l'area colpita può generare scosse più forti

Ipotesi dicono che la regione potrebbe generare terremoti fino a magnitudo 6,5

27 ottobre, 08:13
L’area colpita dal terremoto del Pollino nella mappa della pericolosità sismica (fonte: Ingv) L’area colpita dal terremoto del Pollino nella mappa della pericolosità sismica (fonte: Ingv)

Non si può dire se la zona colpita il 26 ottobre dal sisma di magnitudo 5 può generare terremoti più forti, perché l'area è povera di informazioni storiche relative ai terremoti e "rimaniamo col dubbio di capire se queste scosse possano preludere a una scossa più forte", spiega Gianluca Valensise, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Tuttavia, prosegue, "l'Ingv da circa 15 anni ha formulato delle ipotesi di faglia sismogenetica dell'area, che stiamo verificando, e secondo le quali l'area potrebbe generare terremoti fino a magnitudo 6,5". La zona, in ogni caso è già considerata ad alta pericolosità nella mappatura ufficiale dell'Ingv. Dal punto di vista tettonico l'area non è diversa dalle regioni adiacenti, spiega l'esperto: "é una regione che in questo momento geologico è sottoposta a una estensione, ovvero si allunga perpendicolarmente alla direzione della catena appenninica". L'area in particolare è in estensione, di circa 2 millimetri l'anno, "un valore non diverso - spiega - da quello rilevato nel resto dell'Appennino ma ciò che differenzia questa zona da quelle adiacenti è la mancanza di informazioni su terremoti avvenuti in passato, ovvero nel periodo coperto da dati storici. Questo perché, per motivi di marginalità storica e commerciale, quest'area é rimasta fuori dai canali normali delle informazioni storiche". Si conosce la storia sismica del Pollino negli ultimi 4-5 secoli "ma - rileva l'esperto - se fosse avvenuto un terremoto anche più forte di magnitudo 5, per esempio nel 1300, noi potremmo non saperlo. Un sisma forte avvenuto in quell'epoca ci direbbe che la regione ha la capacità di generare terremoti più forti". In generale, conclude Valensise, le informazioni storiche indicano il massimo potenziale raggiunto e se per definizione quel potenziale può essere raggiunto ancora; dall'altra parte, la frequenza dei terremoti storici ci dice se l'orologio é pronto per una nuova scossa forte, ma "tutto questo non è facile dirlo nell'area del Pollino".

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