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Il Pollino, una zona ad alta pericolosità

Uno sciame era in corso da due anni

27 ottobre, 08:14
I terremoti registrati il 26 ottobre nel Pollino (fonte: INGV) I terremoti registrati il 26 ottobre nel Pollino (fonte: INGV)

Il terremoto del Pollino del 26 ottobre e’ arrivato dopo una sciame sismico durato oltre due anni, che ha colpito una zona considerata ad alta pericolosità e molto complessa. ‘’Nell’arco di due anni ci sono stati in questa zona circa 2.000 terremoti, a volte anche al ritmo di tre o cinque al giorno’’, osserva il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Stefano Gresta. ‘’Nell’arco degli ultimi due anni – aggiunge – finora solo un terremoto aveva raggiunto magnitudo 4, per il resto la maggior parte delle scosse registrate aveva una magnitudo compresa fra 1,5 e 3’’. La scossa di magnitudo 5, avvenuta alla profondità di 6,3 chilometri, ‘’rappresenta una bella evoluzione dello sciame’’, ed e’ normale che, soprattutto nelle prime ore, si siano registrate numerosissime repliche. ‘’Ci si aspetta di vedere che cosa accadrà nei prossimi due giorni, a quale ritmo più o meno rapido le scosse diminuiranno. Non possiamo naturalmente escludere – rileva - scosse confrontabili con quella del 26 ottobre’’. Lo sciame sismico del Poliino è stato il frutto di un’attività continua, che i sismologi hanno monitorato costantemente, anche potenziando la rete delle stazioni di rilevamento fisse e mobili. ‘’Il grande numero dei terremoti – osserva Gresta - ci ha consentito individuare la distribuzione degli ipocentri’’. Sono state anche individuate due faglie attive ed una probabile terza. Si è compreso che le rotture avvengono per un movimento di tipo distensivo, ossia sono dovute allo scivolamento di un blocco verso il basso rispetto all’altro. Il grande motore di questa zona ad alta attività sismica è la spinta della placca africana contro quella eurasiatica. Più in dettaglio il terremoto è avvenuto nella zona di passaggio fra l’Appennino meridionale e l’Arco Calabro. ‘’Nella prima – spiega il sismologo Alessandro Amato, dell’Ingv - sono avvenuti terremoti importanti, come quello del 1980 in Irpinia o quello della Basilicata del 1857, nel Vallo di Diano, il primo terremoto documentato fotograficamente’’. Anche l’Arco Calabro è noto per i forti terremoti che l’hanno colpito nel ‘700 e nell’800. Tutto questo fa del Pollino una zona considerata ad alto rischio sismico, una sorta di ‘’sorvegliato speciale’’ della sismologia che continua a meritare una particolare attenzione.

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