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Si riduce il buco dell’ozono sull’Antartide

Registrato il secondo minimo in 20 anni

25 ottobre, 23:33
Il minimo del buco dell'ozono nel 2012 (fonte: NASA) Il minimo del buco dell'ozono nel 2012 (fonte: NASA)

Il buco dell'ozono sull'Antartide si é ridotto fino a toccare il secondo minimo negli ultimi 20 anni. Lo dimostrano i dati rilevati dai satelliti della Nasa e dell'Agenzia americana per l'atmosfera e gli oceani (Noaa) e, secondo gli esperti, la spiegazione è nel recente aumento della temperatura degli strati più bassi dell'atmosfera sul continente bianco.

   In linea di massima, le dimensioni del buco dell'ozono sono state piuttosto ridotte fin dall'inizio del 2012, con una media di 17.9 milioni di chilometri quadrati: decisamente più bassa, quindi, rispetto al record massimo in assoluto registrato il 6 settembre 2000, quando il buco dell'ozono si era esteso fino a sfiorare 30 milioni di chilometri quadrati.

    I grafici elaborati da Nasa e Noaa indicano che l'estensione massima registrata nel corso del 2012  risale al 22 settembre scorso, pari a 21,2 milioni di chilometri quadrati: l'equivalente dell'area che comprende Canada, Stati Uniti e Messico insieme. Da allora i valori sono tornati a scendere a picco.

   "Il buco dell'ozono è causato principalmente dal cloro prodotto dagli impianti industriali e i livelli di questa sostanza sono ancora rilevabili nella stratosfera antartica", osserva Paul Newman, del centro Goddard della Nasa. "Quest'anno - aggiunge - le naturali fluttuazioni atmosferiche hanno portato a riscaldare la stratosfera e queste temperature più alte hanno portato a ridurre il buco dell'ozono".

   Torna quindi a rafforzarsi lo scudo naturale perché trattiene circa il 99% della radiazione ultravioletta proveniente dal Sole, pericolosa per la salute.    Il "buco dell'ozono" consiste nell'assottigliamento dello strato di ozono che si trova nella stratosfera e che filtra i raggi ultravioletti. Si tratta di un fenomeno temporaneo che avviene in primavera sulle regioni polari.

   A partire dagli anni '80, pero', accanto a questo fenomeno naturale si è osservato che alcuni gas, come i clorofluorocarburi (Cfc) contribuiscono alla riduzione dell'ozono. Da allora il fenomeno è tenuto sotto costante controllo. Secondo gli esperti non sarà possibile tornare alla situazione precedente gli anni '70 se non intorno al 2065.

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