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Non previsioni, ma mappe di probabilità dei terremoti

Impossibile prevedere dove e quando tremerà la terra

01 giugno, 12:07
Mappa della sequenza sismica in Emilia Romagna aggiornata alle ore 09.00 del 1 giugno. In rosso gli eventi avvenuti nelle ultime 24 ore (fonte: INGV) Mappa della sequenza sismica in Emilia Romagna aggiornata alle ore 09.00 del 1 giugno. In rosso gli eventi avvenuti nelle ultime 24 ore (fonte: INGV)

Dopo il terremoto nella Pianura Padana si riaccende il dibattito su terremoti e previsioni e, come era accaduto già il 20 maggio, tornano in campo i modelli finora elaborati, ben 180 in tutto il mondo. Nessuno di essi, però, è mai stato adottato da un governo a fini operativi.Prevedere un terremoto al momento è impossibile. Dei 180 modelli di previsioni finora elaborati, nessuno è mai stato considerato utile ai fini operativi. ''I modelli previsionali vanno testati: ci sono tutte le possibilità di validarli con un approccio scientificò', spiega il presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Stefano Gresta.''I modelli previsionali possono essere fatti dai ricercatori, anche dell'Ingv, il fatto- rileva - è che poi vanno testati nella loro efficacia''.

Si possono però elaborare mappe di probabilità, ossia modelli che si basano su calcoli e osservazioni sui terremoti avvenuti in passato e su quelli attuali. 'Probabilità' è la parola chiave per gli esperti che lavorano in questo campo. ''Esistono diverse mappe della probabilità dei terremoti a cinque o a dieci anni'', osserva il sismologo Warner Marzocchi,dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e membro della collaborazione internazionale Csep (Collaboratory for the Study of Earthquake Predictability), una sorta di organismo supervisore delle ricerche condotte in tutto il mondo sul problema della previsione.''Usare il termine previsione non significa riferirsi alla possibilità, calcolata al 100%, che un terremoto accada in un dato luogo in un tempo determinato'', spiega Marzocchi. Una strategia, ad esempio, consiste nell'analizzare i'cluster', ossia le sequenze di terremoti ravvicinate nel tempo e nello spazio. Terremoti vicini, spiega Marzocchi, nel senso che possono essere separati da un intervallo di poche ore (come nel caso del terremoto di Colfiorito del 1997 o del Belice nel1968), oppure da un intervallo di mesi (come nel 1976 in Friuli) o addirittura di anni. ''Anche in quest'ultimo caso - prosegue - si tratta di intervalli brevi su una scala geologica''.

La probabilità che si verifichi o meno un terremoto diventauno strumento operativo quando si traduce nelle mappe della pericolosità. ''La pericolosità indica la probabilità che avvenga uno scuotimento'', spiega il sismologo Alessandro Amato. ''Quando la mappa della pericolosità indica che una zona è a basso rischio sismico - rileva Gresta - non significa che la zona sia caratterizzata da piccoli terremoti, ma che i terremoti avvengono a intervalli di secoli e non a distanza di decenni''. E la mappa di pericolosità prodotta dall'Ingv e pubblicata nel 2004 ''indica che i terremoti in Emilia sono compatibili''. Una cosa ben diversa è la mappa del rischio. Questa, dice Amato, ''indica il prodotto della probabilità di uno scuotimento e della vulnerabilità degli edifici. In Italia - osserva - il problema è la vulnerabilità degli edifici''.

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