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Il petrolio del Golfo del Messico nella catena alimentare

Individuate le tracce in microrganismi

22 marzo, 07:26
La marea nera nel Golfo del Messico vista dai satelliti (fonte: Michon Scott/NASA's Earth Observatory/NASA's Goddard Space Flight Center) La marea nera nel Golfo del Messico vista dai satelliti (fonte: Michon Scott/NASA's Earth Observatory/NASA's Goddard Space Flight Center)

Il petrolio disperso dal disastro delGolfo del Messico è entrato nella catena alimentare. A confermare l'allarme è un gruppo di ricercatori statunitensi guidato dall'Università dell'East Carolina, che ha identificato la caratteristica 'impronta' chimica del greggio fuoriuscito dopo l'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon all'interno dei microorganismi prelevati nelle aree del disastro. Sin dai primi giorni dopo l'inizio della perdita di petrolio grezzo causato dall'esplosione il 20 aprile 2010 della piattaforma della British Petroleum molti gruppi di ricercatori hanno iniziato a lavorare per comprendere l'impatto provocato da quello che viene definito il più grave disastro ambientale della storia degli Stati Uniti.

Lo studio conferma che una parte del greggio, secondo le stime della stessa compagnia si sarebbero riversati in mare nei primi 80 giorni oltre 500 milioni di litri di petrolio, sarebbe stato assorbito dai microrganismi dello zooplacton, la base della catena alimentare marina. Il petrolio è una miscela complessa di idrocarburi che contiene anche altre sostanze chimiche, le cui caratteristiche possono essere identificate permettendo di ottenere una sorta di impronta digitale unica per ogni singolo pozzo. I ricercatori hanno individuato tracce di petrolio provenienti dal pozzo di Macondo, quello del disastro, accumulatosi all'interno di microorganismi prelevati anche in aree distanti dall'evento e dopo la chiusura della falla, avvenuta il 4 agosto 2010.

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