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Rigopiano, le regole per sfuggire al 'soffio' della valanga

Ma la normativa è diversa da regione a regione

19 gennaio, 19:54
Il cuneo per deflettere la neve nel villaggio di Pequerel, in provincia di Torino (fonte: Bernardino Chiaia, Politecnico di Torino) Il cuneo per deflettere la neve nel villaggio di Pequerel, in provincia di Torino (fonte: Bernardino Chiaia, Politecnico di Torino)

Fondamenta più profonde se il terreno su cui poggiano è fragile, muri in cemento armato e infissi che si aprano facilmente per lasciare che il 'soffio della valanga' passi attraverso la casa senza distruggerla: sono le regole basilari per costruire in modo sicuro nelle zone montane a rischio di valanghe e colate di detriti, come quella che ha investito l'hotel Rigopiano. Tuttavia le norme per contrastare questa situazione di rischio idrogeologico "non sono uniformi in tutta Italia in quanto la regolamentazione è rimandata alle regioni", ha osservato Bernardino Chiaia, docente di Scienza delle costruzioni e vicerettore del Politecnico di Torino.

Ad esempio molte regioni dell'Italia settentrionale definiscono le 'zone di pericolosità valanghiva' e per ciascuna di esse individuano i requisiti che gli edifici costruiti in quelle zone devono avere. La Valle d'Aosta ha probabilmente una delle normative più forti: definisce tre zone con altrettanti livelli di pericolosità, contraddistinte dai colori verde, giallo e rosso e da pressioni di impatto diverse. La zona rossa, per esempio, deve avere costruzioni in grado di sopportare una pressione pari a tre tonnellate al metro quadrato. "In linea di massima - ha rilevato l'esperto - la normativa sconsiglia di costruire nella zona rossa, consentendo di mantenere solo le costruzioni esistenti".

Le prove fatte dal Politecnico di Torino nel suo sito sperimentale in Valle d'Aosta, a Gressoney, indicano però che la pressione di tre tonnellate al metro quadrato non è affatto il limite massimo: "viene superata a causa dello spostamento d'aria, o meglio dell'aerosol prodotto dalle gocce d'acqua in sospensione nell'aria spinta verso il basso dalla valanga. Questa - ha proseguito - ha un impatto simile a quello di un'esplosione, tanto che la pressione complessiva può arrivare a sei o sette tonnellate".

La prima difesa è posizionare a monte degli edifici delle opere di salvaguardia, come delle reti capaci di trattenere la massa di neve. Un'altra soluzione, con un maggiore impatto sul paesaggio, sono muri a forma di cuneo per deviare la massa di neve. Per quanto riguarda gli edifici stessi, gli accorgimenti devono riguardare le fondamenta, con plinti di fondazione di due metri se il terreno è roccioso, o pali fino a 15 o 20 metri se invece è meno forte. Contro il 'soffio della valanga' è importante che le finestre possano aprirsi immediatamente, soprattutto ai piani alti. Tutti i muri, anche quelli tra le colonne, infine, devono essere di cemento armato: in caso contrario la valanga riuscirebbe a sfondarli facilmente.

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