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Le tecnologie per i non vedenti sono poco accessibili

Non vanno incontro ai loro bisogni

12 agosto, 15:05
il braccialetto Abbi (fonte: Istituto italiano di tecnologia) il braccialetto Abbi (fonte: Istituto italiano di tecnologia)

I dispositivi progettati per aiutare le persone non vedenti non vanno incontro ai loro veri bisogni, e a farne le spese sono soprattutto i bambini. A rilevarlo è l'analisi condotta dall'Istituto Italiano di Tecnologia, coordinata da Monica Gori, e pubblicata sulla rivista Neuroscience and Behavioural Reviews.

 

I ricercatori hanno preso in esame 21 dispositivi di aiuto alla visione, sviluppati dagli anni '70 a oggi, tra cui anche il braccialetto per la riabilitazione motoria Abbi, progetto coordinato dalla stessa Gori e che vede coinvolti 5 centri europei, tra cui l'istituto per bambini non vedenti David Chiossone di Genova. Si è così visto che quasi tutti i dispositivi traducono le immagini in stimoli tattili o uditivi, senza però dare alcun riscontro delle azioni e dei movimenti compiuti da chi li indossa. Il che, sottolinea lo studio, è un grosso limite. L'utilizzo dei dispositivi pone inoltre ulteriori
difficoltà ai bambini, come la necessità di combinare stimoli provenienti da sensi diversi, la richiesta di periodi di attenzione prolungati, non adeguati al livello di sviluppo del bambino non vedente, e tempi di formazione all'uso troppo lunghi.

 

Dei 21 sistemi analizzati, solo 3 sono stati messi in commercio, di cui uno negli anni '70, mentre 4 sono applicazioni per smartphone. Sui bambini sono stati testati solo due sistemi di lettura, installabili su smartphone e nessuno è stato sottoposto a studi clinici che ne misurino l'efficacia su gruppi sufficientemente numerosi di pazienti. Il braccialetto Abbi, tra i sistemi presi in esame nella ricerca, ha già iniziato la prima fase di studi clinici per diventare un dispositivo medico ed essere commercializzato. E' un braccialetto che aiuta i bambini ad orientarsi nello spazio ed esplorare le dimensioni del proprio corpo, basandosi sull'origine del suono emesso. I dispositivi possono essere utilizzati per creare reti sonore da dislocare negli ambienti in cui i non vedenti vivono, permettendo così che l'udito, e non la vista, crei una mappa spaziale in cui la persona potrà muoversi.

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