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La carica dei robot emozionali

Dalla portinaia al cane anti-solitudine, utili anche contro l'autismo

08 giugno, 13:43
Il robot Concierge, dotato di una personalità eccentrica e nevrotica (fonte: Politecnico di Milano) Il robot Concierge, dotato di una personalità eccentrica e nevrotica (fonte: Politecnico di Milano)

C'è la portinaia nevrotica ed eccentrica, che allontana i disturbatori con un movimento stizzito della testa avvolta in un boa di struzzo fucsia. Oppure c'è il vecchio saggio, che annuisce gentilmente muovendo la sua autorevole barba. E ancora il cucciolo sempre in cerca di compagnia, che si deprime quando è solo, o il pupazzo gigante a colori che aiuta i bambini autistici a interagire con gli altri. Sono dotati di carattere e personalità, i robot emozionali del Politecnico di Milano presentati a Technology Hub, la grande kermesse dedicata all'innovazione tecnologica, a Fieramilanocity fino al 9 giugno.

''I robot sono destinati a entrare nelle nostre case e per facilitare l'interazione con gli umani dobbiamo dotarli di personalità ed emozioni'', afferma Andrea Bonarini, coordinatore del Laboratorio di Intelligenza Artificiale e Robotica del Politecnico di Milano. ''Il modo più immediato e naturale per raggiungere questo obiettivo - aggiunge - è progettare robot capaci di esprimere le emozioni attraverso i movimenti''.

Per averne un'idea basta guardare 'Concierge', il robot portiere sviluppato in collaborazione con il Phy.Co. Lab del Dipartimento di Design. ''Si tratta di una testa robotica dotata di due sensori di distanza al posto degli occhi per seguire i movimenti delle persone che passano in corridoio: a seconda di come viene programmata, annuisce permettendo l'ingresso nella stanza o dice no tenendo lontani i disturbatori''.


C'è poi 'Puppy', ''il robot cucciolo che si comporta come un cane: si muove allegramente e fa le feste quando vede una persona, mentre si deprime quando è solo'', spiega Bonarini.

Infine c'è 'Teo', il pupazzo a colori per bimbi autistici sviluppato grazie al 5 x mille nell'ambito del Progetto Polisocial. ''Già impiegato da circa un anno in diversi centri per la riabilitazione, aiuta i bambini a controllare le loro azioni e a capire le reazioni degli altri: con una decina di sedute si osserva una crescita comportamentale e uno sviluppo delle capacità cognitive'', conclude Bonarini.

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