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Il grafene killer dei batteri

Può ucciderli in 3 modi diversi, candidato a disinfettante del futuro

29 marzo, 18:31
Il grafene è candidato a diventare il disinfettante del futuro (fonte: University of Manchester) Il grafene è candidato a diventare il disinfettante del futuro (fonte: University of Manchester)

Uccidere i batteri tagliandone le pareti come una lama, oppure soffocandoli come se si intrappolassero con un lenzuolo, o ancora alterandone il metabolismo impedendo che si moltiplichino: così il grafene, materiale più sottile del mondo che deriva dalla comune grafite delle matite, promette di diventare un potente disinfettante. La ricerca è presentata negli Stati Uniti,a Los Angeles, nel convegno della Società di Biofisica svoltosi nel mese di marzo a Los Angeles, ed è stata condotta in Italia, da Università Cattolica di Roma e Istituto sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Isc-Cnr).

I ricercatori hanno scoperto che l'ossido di grafene può annientare batteri e funghi responsabili di infezioni diffuse negli ospedali, come lo Staphylococcus aureus e la Candida albicans. I test sono stati condotti con successo anche su altri batteri diffusi negli ospedali, Enterococcus faecalis ed Escherichia coli. “La dimostrazione è avvenuta per ora in laboratorio in esperimenti in provetta, ma si sta valutando la possibilità di eseguire delle sperimentazioni in ambito clinico”, spiega Massimiliano Papi, dell'Istituto di Fisica dell'Università Cattolica, che ha condotto la ricerca con Valentina Palmieri, dello stesso istituto, con Maurizio Sanguinetti e Francesca Bugli, dell’Istituto di Microbiologia e virologia, e con il direttore dell’Isc-Cnr, Claudio Conti

Secondo Papi “il grafene potrebbe divenire un 'disinfettante' ospedaliero, siamo vicini a questo traguardo. Col duplice vantaggio ulteriore che il grafene è una molecola rispettosa dell’ambiente e ha dei costi contenuti. Infine, oltre che come disinfettante, il grafene potrebbe essere usato per rivestire strumenti medici e chirurgici e in questo modo potrebbe contribuire a ridurre le infezioni, soprattutto dopo un intervento chirurgico, oltre che l'uso di antibiotici e la resistenza agli antibiotici”. Per Conti è uno studio "fortemente interdisciplinare, dove le competenze di base sulla fisica dei sistemi complessi sono indispensabili per un’applicazione concreta, molto prossima all’utilizzo pratico. Risultati come questi pongono la scienza della complessità tra i cardini della ricerca moderna”.

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