Percorso:ANSA > Scienza&Tecnica > Tecnologie > I pc del futuro, superveloci con la luce

I pc del futuro, superveloci con la luce

Grazie al germanio trasformato in un materiale laser

15 aprile, 16:43
Il germanio che emette luce lase alla base dei pc del futuro (fonte: Politecnico di Milano, Politecnico Federale di Zurigo, Paul Scherrer Institute)    Il germanio che emette luce lase alla base dei pc del futuro (fonte: Politecnico di Milano, Politecnico Federale di Zurigo, Paul Scherrer Institute)

Si avvicinano i personal computer del futuro, superveloci e più efficienti, grazie a un metodo che ha permesso di far emettere luce laser al germanio, l'elemento utilizzato in passato per produrre i transistor. Pubblicato sulla rivista Nature Photonics, il risultato si deve a un gruppo di ricercatori italiani e svizzeri del Politecnico di Milano, del Politecnico Federale di Zurigo e del Paul Scherrer Institute.

Il germanio, insieme al silicio, spiega il Politecnico di Milano in una nota, potrebbe costituire la base per realizzare chip innovativi nei quali le informazioni vengono trasmesse mediante la luce. Questa tecnologia rivoluzionaria consentirebbe un enorme miglioramento delle prestazioni dei nostri computer, limitandone al tempo stesso il consumo energetico.

Attualmente i computer utilizzano un numero ridotto di processori (tipicamente due o quattro). I computer del futuro conterranno invece centinaia di microprocessori in silicio, che devono essere interconnessi in maniera rapida ed efficiente dal punto di vista energetico, cosa impossibile con le tecnologie attuali.
La soluzione è trasmettere i dati tramite impulsi laser e la possibilità di integrare su microchip di silicio un laser in germanio risulta quindi cruciale per raggiungere questo obiettivo.

Il germanio è infatti un elemento chimicamente compatibile con il silicio e con i processi di produzione dei microprocessori. Se sottoposto ad una deformazione dovuta ad un movimento di tensione può emettere molta più radiazione luminosa di quanto non avvenga nel caso del materiale non deformato.
''La soluzione che abbiamo trovato è stata quella di 'amplificare' di circa 20 volte gli sforzi interni già presenti nei film di germanio depositato su silicio'', afferma Giovanni Isella, del Politecnico di Milano''. Questo, ha aggiunto, ''si ottiene fabbricando dei micro-ponti di germanio in cui, col ridursi della sezione del ponte stesso, aumenta il grado di deformazione e di conseguenza l'intensità della luce emessa''.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA