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Gemelli spaziali non sono più identici

Dopo un anno in orbita il Dna di Scott Kelly si è modificato

31 gennaio, 18:27
Scott e Mark Kelly, protagonisti della missione dei gemelli spaziali (fonte: NASA Johnson) Scott e Mark Kelly, protagonisti della missione dei gemelli spaziali (fonte: NASA Johnson)

I gemelli spaziali non sono più identici: dopo un anno trascorso sulla Stazione Spaziale il Dna di Scott Kelly ha subito dei cambiamenti. Lo indicano i risultati preliminari della missione della Nasa nella quale per un anno, fra il 2015 e il 2016, tutti i parametri vitali di Scott, insieme al suo materiale genetico, sono stati confrontati con quelli del suo gemello Mark, rimasto a Terra. I primi risultati delle analisi, condotte sotto la guida del genetista Christopher Mason, della Cornell University di New York, sono state presentate nel convegno sul Programma di Ricerca Umano della Nasa organizzato in Texas, a Galveston, e riportate sul sito della rivista Nature.

La sfida
''I dati sono così freschi che alcuni di essi sono appena usciti dalle macchine per il sequenziamento'', ha detto Mason. La sfida ora è comprendere quali dei cambiamenti osservati siano stati provocati dall'anno trascorso in assenza di gravità e quali a variazioni naturali. I primi dati indicano che i cambiamenti osservati nell'attività dei geni di Scott sono simili a quelli che sulla Terra sono dovuti a condizioni di stress, come modifiche nella dieta e nel sonno. Ma le variazioni di Scott sono più amplificate e potrebbero essere dovute allo stress causato dal mangiare cibo liofilizzato e dal dormire in assenza di gravità. Altri cambiamenti riguardano le strutture che si trovano alle estremità dei cromosomi, chiamate telomeri, note per essere associate alla longevità. Contro ogni aspettativa in Scott, durante il volo spaziale, queste strutture si sono allungate rispetto a quelle del gemello.

 Una conferma dell'influenza dell'ambiente sui geni
''Aspettiamo la pubblicazione della ricerca, ma possiamo già dire che è una conferma di come l'ambiente possa influenzare i geni'' ha osservato il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell'università di Roma Tor Vergata. Per il genetista è anche molto interessante che la lunghezza delle estremità dei cromosomi di Scott sia tornata nella norma dopo il rientro a Terra: ''anche se vanno visti tutti i dati per poter fare una valutazione, l'allungamento dei telomeri - ha osservato -  potrebbe essere stato un meccanismo di difesa delle cellule, attivato in risposta allo stress acuto''.

Ancora molti aspetti da chiarire
I dati indicano inoltre che anche una particolare modifica chimica del Dna, chiamata metilazione, in Scott è diminuita durante la permanenza nello spazio, mentre è aumentata in Mark nello stesso periodo. In entrambi, poi, la metilazione è tornata ai livelli precedenti al lancio: un altro cambiamento il cui significato resta da chiarire.

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