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Scampato pericolo per il satellite Swarm, detrito sfiorato

Passato alla distanza di 600 metri

26 gennaio, 16:38
Rappresentazione artistica dei tre satelliti della costellazione europea Swarm (fonte: ESA) Rappresentazione artistica dei tre satelliti della costellazione europea Swarm (fonte: ESA)

Pericolo scampato per il satellite europeo Swarm B: un detrito spaziale di un vecchio satellite russo lo ha 'sfiorato' a 600 metri di distanza. Dopo l'allarme di una possibile collisione i responsabili della missione dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) avevano poi deciso, sulla base di dati più precisi, di non modificare l'orbita del satellite e questa mattina si è avuta la conferma che i due oggetti non sono entrati in contatto.

"Avevamo preso la decisione giusta", ha commentato all'ANSA Rune Floberghagen, capo della missione Swarm. "Monitorando molto intensamente la traiettoria del detrito - ha aggiunto - avevamo calcolato un rischio basso, inferiore alle stime precedenti. Ovviamente non si escludeva con certezza la possibilità di un impatto, ma eravamo sufficientemente fiduciosi".

Il detrito del satellite Cosmos 375, delle dimensioni di circa 15 centimetri, aveva messo in allarme i tecnici dell'Esa perché sulla base delle prime simulazioni era emersa un'alta probabilità di incrocio con la traiettoria di Swarm B, uno dei 3 satelliti della missione ideata per studiare il campo magnetico della Terra.

In base alla ricostruzione fatta adesso si stima che il detrito sia passato durante la notte a circa 600 metri di distanza dal satellite, pochissimo in termini di voli spaziali, a una velocità di migliaia di metri al secondo. L'impatto avrebbe potuto avere conseguenze disastrose per il satellite, ma " modificare l'orbita comporta sempre dei problemi, si tratta di un'operazione complessa e che obbliga anche a spegnere gli strumenti scientifici", ha detto ancora Floberghagen .

"Per prima cosa c'è la sicurezza, ma eravamo fiduciosi - ha osservato - di avere un buon margine di sicurezza. Ora possiamo tornare a lavorare normalmente". La missione, lanciata nel 2013, sta permettendo di capire molti aspetti finora sconosciuti dell'interno del nostro pianeta, mostrando ad esempio l'inattesa 'fluidità' nei cambiamenti del campo magnetico generato dall'enorme dinamo presente nel nucleo terrestre.

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