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Per la Terra un 'guardiano' contro le tempeste magnetiche

Sonda europea in orbita nel 2023, per previsioni più accurate

23 gennaio, 10:06
Rappresentazione artistica di un'eruzione solare (fonte: NASA) Rappresentazione artistica di un'eruzione solare (fonte: NASA)

Una nuova 'guardia del corpo' si prepara a proteggere la Terra dalle tempeste magnetiche scatenate dal Sole: è la nuova sonda europea che l'Agenzia Spaziale Europea (Esa) prevede di lanciare nel 2023.
Il suo compito sarà aiutare a prevedere le tempeste solari con maggiore anticipo, a misurare la velocità delle eruzioni solari cin modo più preciso e a raccogliere dati più tempestivi sull'attività delle macchie solari. L'Esa ha deciso di finanziare con 20-30 milioni la prima fase della missione, il cui valore complessivo è 450 milioni di euro. Il resto dei fondi potrebbe essere stanziato nella conferenza ministeriale dell'Esa in programma nel 2019.

E' la prima missione dell'Esa dedicata alle previsioni del 'meteo spaziale', ossia allo studio del comportamento del Sole. Tecnicamente si deve ancora decidere in quale punto dello spazio dovrà essere posizionato il satellite. La scelta è fra due dei punti di gravità stabile tra la Terra e il Sole, chiamati punti lagrangiani. Il punto L1 è già ben 'popolato' da altri satelliti, anche se alcuni un po' vecchiotti, ma secondo Andreas Ottenbacher del Centro europeo delle operazioni spaziali di Darmstadt, ''inviare una nuova missione su L1 è essenziale''.

L'alternativa è il punto L5, "che ha una posizione nell'orbita diversa rispetto a L1 e nel quale i rilevatori vengono colpiti anche lateralmente, e non solo frontalmente, dal flusso di particelle veloci che interagiscono con il campo geomagnetico terrestre, consentendo di avere così una visuale più completa'', spiega Mauro Messerotti, dell'Osservatorio di Trieste dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Inoltre, da un punto L5 ''è possibile vedere la superficie del Sole con un anticipo di 4-5 giorni, rispetto a quando si mette nella posizione per emettere radiazioni. Così si possono prevedere in anticipo i fenomeni. Attualmente, conclude l'esperto, le previsioni riescono a dare l'allarme al massimo 10 ore prima''.

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