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Nuovo ritratto per Geminga, la stella che non c'è

Le sue tre code studiate in dettaglio dal telescopio Chandra

20 gennaio, 19:32
Rappresentazione artistica delle tre code di Geminga (fonte: Nahks Tr'Ehnl) Rappresentazione artistica delle tre code di Geminga (fonte: Nahks Tr'Ehnl)

Nuovo dettagliato ritratto per Geminga, la 'stella che non c'è' (in dialetto milanese), individuata nel 1972 dall'astrofisico Giovanni Bignami e rivelatasi 20 anni dopo una pulsar, ovvero uno di quei 'fari cosmici' che si formano dopo la morte di una stella massiccia esplosa come supernova. Le immagini di Geminga, pubblicate su Astrophysical Journal grazie a lunghe osservazioni fatte con il telescopio Chandra della Nasa, dimostrano che è la geometria della pulsar a determinare la particolare forma delle sue tre code, esattamente come avevano già capito i ricercatori italiani che l'hanno studiata per anni.

La vera natura di Geminga
''Spesso le spiegazioni più semplici sono quelle più plausibili'', commenta Patrizia Caraveo, direttrice dell'Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), che proprio insieme al marito Bignami rivelò la vera natura di Geminga riuscendo anche a individuare le sue tre code. ''Quella centrale, più corta, è chiaramente dovuta al moto della stella, che come Pollicino lascia dietro di sè una scia di particelle ad alta energia che emettono raggi X'', spiega l'esperta. Le due lunghe code laterali, che si estendono per oltre mezzo anno luce (circa mille volte la distanza tra il Sole e Plutone), ''sono invece interpretate come le scie formate dalle particelle cariche emesse dai poli magnetici della stella, che per effetto del campo magnetico interstellare si piegano in due getti curvi''. In corrispondenza dei poli si verificherebbe anche l'emissione radio, che però, a causa della posizione della stella rispetto alla Terra, non ci colpisce rimanendo così invisibile.

PSR B0355+54, un'altra pulsar
Orientamento differente e dunque coda differente per un'altra pulsar studiata sempre da Chandra e chiamata PSR B0355+54: in questo caso l'emissione radio proveniente dal polo magnetico punta verso la Terra e fa apparire la pulsar estremamente brillante, mente l'emissione ad alta energia si diffonde prevalentemente lungo il piano del cielo, risultando più debole.

 

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