Percorso:ANSA > Scienza&Tecnica > Spazio & Astronomia > Visti i buchi neri giganti nati poco dopo il Big Bang

Visti i buchi neri giganti nati poco dopo il Big Bang

Previsti da tempo, ora sono stati osservati

16 gennaio, 18:48
Osservati i buchi neri primordiali. Nati un miliardo di anni dopo il Big Bang, erano molto più massicci di quelli finora osservati (fonte: Aaron Smith/TACC/UT-Austin) Osservati i buchi neri primordiali. Nati un miliardo di anni dopo il Big Bang, erano molto più massicci di quelli finora osservati (fonte: Aaron Smith/TACC/UT-Austin)

Poco dopo il Big Bang si sono formati dei buchi neri supermassicci ad una velocità elevatissima. Previsti da tempo, sono stati osservati solo adesso. E' riuscito a vederli il gruppo americano guidato dall'italiano Nico Cappelluti, dell'università di Yale, che ha presentato i dati nel convegno Società Astronomica Americana. Lo segnala sul suo sito la rivista Science.

Le attuali teorie spiegano che i buchi neri si formano dopo la morte di una stella, ma non sono grandi come quelli nati un miliardo di anni dopo il Big Bang. Oltre ad avere una massa più piccola. si formano con una velocità minore. "Alcuni lavori di fisica teorica hanno preso in considerazione le condizioni dell'universo primordiale, dove c'erano idrogeno, elio e litio. Sono gli elementi con cui si sono questi formati buchi neri enormi, delle dimensioni centinaia di migliaia di volte la massa solare e che in un miliardo di anni possono raggiungere un miliardo di volte la massa solare", spiega all'ANSA Cappelluti.

Finora pero' erano mancate le osservazioni che potessero confermare questa teoria. Le ha fatte il gruppo di Cappelluti, studiando il fondo cosmico infrarosso, cioe' il fondo del cielo, tolte le stelle e galassie che conosciamo, assieme al fondo cosmico di raggi-X. "E' quello che i nostri telescopi non riescono a vedere perchè non sono abbastanza potenti - spiega - e che noi vediamo come qualcosa di appannato".

I ricercatori hanno studiato le fluttuazioni del fondo cosmico, scoprendo che hanno un'intensità molto più alta del previsto, "cosa che può essere spiegata - rileva Cappelluti - appunto con questi buchi neri, grandi sorgenti di raggi X. E' come se osservassimo la superficie della sabbia e le sue proprietà, studiando le sue increspature con degli occhiali a raggi infrarossi e raggi X''.

Le increspature sono le fluttuazioni, e la loro intensità è in accordo con questa teoria dei buchi neri supermassicci. ''Sicuramente - conclude il ricercatore - i telescopi di nuova generazione riusciranno ad accedere a questa epoca dell'universo più facilmente''.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA