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Nuovi 'occhiali' per cercare pianeti solitari

Partita K2, nuova missione del telescopio spaziale Kepler

08 aprile, 19:47
Rappresentazione artistica della missione Kepler 2 (fonte: NASA) Rappresentazione artistica della missione Kepler 2 (fonte: NASA)

Il cacciatore di pianeti Kepler cambia gli 'occhiali' e inizia a dare la caccia anche agli sfuggenti pianeti solitari, quelli che vagano nello spazio senza avere una stella come 'casa' ma che potrebbero essere tantissimi.

 

 

Dal 14 aprile il telescopio spaziale della Nasa testerà un innovativo metodo di osservazione, sfruttando un fenomeno ottico previsto dalla teoria della relatività di Einstein, che servirà allo sviluppo di un futuro 'cacciatore' planetario molto più potente di Kepler.



Lanciato nel 2009, il telescopio spaziale Kepler ha scoperto negli anni più di 1.000 possibili pianeti extrasolari, ma dal 2013 è andato incontro a una serie di malfunzionamenti che ne hanno parzialmente compromesso le prestazioni. Le difficoltà maggiori sono state però superate e il telescopio ha iniziato una nuova vita, chiamata K2, grazie alla quale non solo ha ripreso il suo lavoro, ma sta permettendo di sperimentare anche nuove possibilità di studio.

A partire dal 14 aprile il telescopio inizierà la ricerca di pianeti sperimentando una tecnica completamente nuova, che punta a rilevare le 'distorsioni' della luce provenienti da stelle lontane quando un pianeta si trova a passare tra l'osservatore (Kepler) e la stella, creando una sorta di 'lampo' di luce. La caccia con il nuovo metodo, chiamato delle microlenti gravitazionali, andrà avanti per 75 giorni, supportata anche da una schiera di oltre 20 telescopi terrestri, e punta a scoprire un centinaio di nuovi mondi alieni, poco più di uno al giorno.



Il metodo potrebbe rilevare anche i pianeti solitari, quelli che per qualche motivo (come impatti con altri oggetti) non si trovano più a orbitare attorno a una stella ma vagano solitari nello spazio e quindi praticamente impossibili da vedere in modo 'tradizionale'. Lo scopo dell'esperimento sarà anche quello di testare questo particolare metodo che verrebbe adottato dal futuro 'cacciatore' di pianeti Wfirst (Wide-Field Infrared Survey Telescope) che la Nasa prevede di lanciare nel 2020.

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