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Pioggia di ferro e vetro sul pianeta alieno più ‘estremo’

È più grande di Giove, lo ha osservato il telescopio Hubble

23 febbraio, 13:09
Rappresentazione artistica del pianeta alieno più ‘estremo’ (fonte: NASA, ESA, G. Bacon/STScI) Rappresentazione artistica del pianeta alieno più ‘estremo’ (fonte: NASA, ESA, G. Bacon/STScI)

Nella sua atmosfera piovono gocce di vetro e ferro fusi e le sue temperature sono roventi, fino a 1.400 gradi: è uno dei pianeti esterni al Sistema Solare più 'estremi' mai studiati. Si chiama 2M1207b, con una massa quattro volte quella di Giove è un pianeta gigantesco e impiega 10 ore a ruotare su se stesso.

Ottenere il suo identikit, pubblicato sull'Astrophysical Journal, è stato possibile grazie al telescopio spaziale Hubble, gestito da Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa). A coordinare le osservazioni è stato Daniel Apai, dell'università dell'Arizona. ''Il risultato è molto emozionante'', ha detto Apai. ''Ci dà una tecnica unica - ha aggiunto - per esplorare le atmosfere dei pianeti extrasolari e misurare la velocità con cui ruotano su se stessi''.

Il pianeta è distante dalla Terra 170 anni luce ed è il compagno di una stella mancata, ossia una nana bruna, che è un corpo celeste a metà fra un astro e un pianeta gassoso, come Giove o Saturno. La distanza che separa la coppia, circa 8 miliardi di chilometri, suggerisce che il sistema planetario si sia formato da due nubi di gas e polveri differenti e non da un'unica nube come è successo per il nostro Sistema Solare.

Le immagini ad alta risoluzione mostrano anche che il pianeta è caldissimo: le temperature atmosferiche sono comprese tra 1.200 a 1.400 gradi. Il calore è dovuto alla giovane età del mondo alieno che ha 'solo' 10 milioni di anni. Giove, in confronto, con i suoi 4,5 miliardi di anni, è molto più anziano.

'Invecchiando' 2M1207 b si raffredderà ma ci vorrà qualche miliardo di anni. Man mano che la temperatura diminuirà, le nuvole di ferro e vetro fuso si abbasseranno sempre di più nell'atmosfera, fino a scomparire. Sono stati proprio gli strati di nubi, e i loro cambiamenti di luminosità durante la rotazione, che hanno permesso di calcolare la velocità con cui il pianeta ruota su se stesso. Ma secondo i ricercatori le informazioni ottenute da Hubble osservando direttamente il pianeta sono solo un assaggio rispetto alle osservazioni possibili con il suo successore, il telescopio James Webb della Nasa

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