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Risolto il mistero dell’acqua nell’atmosfera di Giove

L'ha portata la cometa Shoemaker-Levy 9

25 aprile, 00:02
Mappa dell'acqua nell'atmosfera di Giove (fonte: ESA/Herschel/T. Cavalié et al., per la mappa dell'acqua; NASA/ESA/Reta Beebe, New Mexico State University, per l'immagine di Giove)    Mappa dell'acqua nell'atmosfera di Giove (fonte: ESA/Herschel/T. Cavalié et al., per la mappa dell'acqua; NASA/ESA/Reta Beebe, New Mexico State University, per l'immagine di Giove)

A distanza di quasi 20 anni si è risolto l’enigma che aveva lasciato dietro di se' la cometa Shoemaker-Levy 9, cadendo su Giove nel luglio 1994. Le macchie nere che i frammenti della cometa, precipitando, avevano lasciato nell’atmosfera di Giove, non sono altro che tracce di acqua portate dalla cometa stessa e rimaste in sospeso nella parte alta dell’emisfero meridionale del gigante gassoso.

A queste conclusioni sono arrivati i ricercatori dei Laboratorio di Astrofisica di Bordeaux analizzando le immagini inviate a Terra dal telescopio spaziale dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Lanciato nel 2009, Herschel ha utilizzato i suoi sensibili raggi infrarossi per mappare la distribuzione verticale e orizzontale della firma chimica dell'acqua nell’atmosfera di Giove. Le ipotesi già da tempo indicavano che la quantità di acqua nella zona dell’impatto della cometa era due o tre volte superiore a quella presente nell’atmosfera settentrionale del pianeta, ma ora dati alla mano si è giunti alla conclusione che il 95% di quell’acqua sia arrivata con la caduta della cometa nel 1994.
Questo annuncio non può non riaccendere l’ipotesi, sostenuta da molti ricercatori, per i quali la vita sulla Terra potrebbe essere arrivata a “cavallo” di una cometa diverse centinaia di milioni di anni fa.

“Le informazioni fornite dalla sonda Herschel ci danno conferma che la presenza di acqua su Giove, come avevamo già intuito, non è dovuta al pianeta stesso ma arriva da impatti cometari e, come si sa, le comete vengono da molto lontano”, commenta Enrico Flamini coordinatore scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). “Fa piacere costatare come una sonda, lanciata per osservare lo spazio profondo, ci stia dando informazioni anche su oggetti relativamente vicini come i pianeti del Sistema Solare. Quando una sonda ha a bordo ottimi strumenti - rileva Flamini - è un vero peccato non sfruttarli anche per cose per le quali non era stata progettata''.

La cometa Shoemaker-Levy 9 è stata il primo oggetto che si è visto in diretta precipitare su un altro pianeta. E' stata scoperta il 25 marzo 1993 da tre astronomi: i coniugi Eugene e Carolyn Shoemaker e David Levy, che la videro transitare davanti a Giove e dai quali prese il nome. Considerando l’orbita ellittica della cometa, era stato possibile prevedere con venti anni di anticipo che la grande forza gravitazionale del pianeta l’avrebbe presto attirata a sé. In seguito la cometa si frantumò in 21 pezzi e, tra il 16 ed il 24 luglio 1994, sotto gli occhi attenti di tutti i telescopi spaziali e basati a Terra, la Shoemaker-Levy 9 precipitò su Giove lasciando ad ogni impatto una macchia nera che impiegò mesi prima di riassorbirsi.

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