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Nel clima dei pianeti lontani la firma della vita

Messo a punto un modello grazie ai dati del telescopio Kepler

11 aprile, 12:30
Un modello climatico aiuta a capire se i pianeti esterni al Siatema Solare potrebbero ospitare forme di vita (fonte: PHL@UPR Arecibo, ESA/Hubble, NASA) Un modello climatico aiuta a capire se i pianeti esterni al Siatema Solare potrebbero ospitare forme di vita (fonte: PHL@UPR Arecibo, ESA/Hubble, NASA)

Studiando il clima dei pianeti extrasolari si può stabilire se essi possono aver sviluppato forme di vita simili alla nostra. E' quanto emerge dalla ricerca condotta dal gruppo di ricerca dell’Osservatorio di Trieste dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dall’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isac-Cnr) di Torino e pubblicata sull'Astrophysical Journal.

“Fino ad oggi sono stati osservati circa mille pianeti esterni al Sistema Solare, chiamati 'esopianeti' e altri 2.700 sono al vaglio. Di questi solo alcuni, che si possono contare sulle dita di una mano, hanno caratteristiche che potrebbero ricondurci ad un clima simile alla Terra'', spiega Antonello Provenzale, dell’Isac-Cnr e co-autore dello studio.

I ricercatori, che si avvalgono dei dati forniti dalla sonda Kepler della Nasa, hanno sviluppato un modello climatico chiamato a ''bilancio di energia'', che serve a determinare quali pianeti potrebbero avere caratteristiche di abitabilità analoghe a quelle terrestri. Queste caratteristiche sono: acqua allo stato liquido in funzione della pressione atmosferica, concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera, caratteristiche dell'orbita (eccentricità e inclinazione dell'asse di rotazione) e del periodo di rotazione.

“Alcuni esopianeti potrebbero non essere molto diversi da quelli del Sistema Solare, come la Terra, Marte o Venere, e diversi gruppi di ricerca hanno cominciato a stimare la composizione chimica delle loro atmosfere''. Queste osservazioni, aggiunge, ''consentiranno di determinare se l'atmosfera planetaria sia in equilibrio termodinamico con la superficie, come ci si aspetta per un pianeta senza vita, o se vi siano disequilibri dovuti all'attività degli organismi viventi, come avviene sulla Terra''. Per questo, conclude, ''stimare l’incidenza delle condizioni climatiche dei pianeti extrasolari consente di concentrare la ricerca della vita sui pianeti potenzialmente abitabili''. Secondo il ricercatori gli stessi modelli pootrebbero essere utilizzati per capire meglio le condizioni della Terra come era 4 miliardi di anni or sono, quando il Sole era ancora giovane e la sua luminosità era circa il 30% inferiore a quella attuale.

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