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Dall’ultima tempesta solare solo splendide aurore polari

A rischio la sonda Ace, ‘guardiano’ del Sole

13 marzo, 09:35
L’attività solare ripresa ai raggi X dal satellite Goes della Nasa (fonte: NOAA, NASA) L’attività solare ripresa ai raggi X dal satellite Goes della Nasa (fonte: NOAA, NASA)

La temuta tempesta magnetica generata dalla violenta eruzione solare del 10 marzo si è rivelata modesta e lo scontro tra il vento solare ed il campo magnetico terrestre ha causato soltanto splendide aurore polari. A correre i rischi non sono i satelliti per le telecomunicazioni, ma quelli scientifici più distanti dalla Terra, come la sonda Ace della Nasa, che è uno dei punti di riferimento per i dati sull’attività solare. E’ stata invece ripristinata la sonda dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) in orbita attorno a Venere, Venus Express, che nei giorni scorsi aveva accusato alcuni problemi a causa del vento solare che l’aveva investita. L’attività solare sembra ora indebolirsi rispetto ai giorni scorsi.

''La raffica di brillamenti che ha creato bolle di plasma che investono la magnetosfera della Terra, meno intense di quelle iniziali, continueranno a mantenere questa situazione altalenante almeno per un paio di giorni, con tempeste ad un livello intenso ma non eccezionale'', afferma Luciano Anselmo, dell'Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). ''Dopo il 14 marzo, esclusi ulteriori brillamenti, la situazione dovrebbe normalizzarsi'', aggiunge. La sonda Venus Express in orbita attorno a Venere, intanto, è tornata a funzionare e le telecamere ora sono operative. ''Il danno - rileva Anselmo - era reversibile. Dopo un lungo periodo di blackout, e considerati i livelli di bombardamento di protoni, la riattivazione delle telecamere era stata posticipata per motivi di sicurezza''.

E' invece a rischio la sonda Ace (Advanced Composition Explorer) della Nasa, uno strumento fondamentale per l'osservazione degli eventi solari, ma che ha ormai 14 anni di vita. ''E' relativamente vecchia – commenta Anselmo – e potrebbe essere messa fuori uso dallo stesso fenomeno che sta osservando. Tra l'altro, non c'è alcun rimpiazzo pronto e bisognerebbe attendere almeno un paio d'anni per l'operativitàdi una nuova sonda''. Esistono altri sistemi d'allerta, in orbita terrestre, in geostazionaria e nello spazio interplanetario, ''ma ognuna di queste sonde o satelliti sono complementari tra loro e dispongono di strumenti diversi. Ognuno, se perso, non può essere completamente sostituito''.

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