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Nature, la scienza italiana non rimpiange il governo Renzi

Ricercatori, 'molte iniziative mediatiche e pochi fatti'

12 dicembre, 15:11
Nature, la scienza italiana non rimpiange il governo Renzi Nature, la scienza italiana non rimpiange il governo Renzi

I ricercatori italiani non rimpiangono il governo Renzi, "in tre anni è arrivata tanta propaganda mediatica ma nessun impegno concreto per risollevare le condizioni della ricerca". E' quanto riporta la rivista Nature, che sul suo sito ha raccolto i commenti di alcuni ricercatori italiani di fama internazionale come il fisico Giorgio Parisi, della Sapienza di Roma, e il biologo Cesare Montecucco, dell'università di Padova.

"E' vero che da questo governo ci sono stati piccolissimi segni di miglioramento rispetto ai precedenti - ha detto Parisi all'ANSA - ma è davvero troppo poco. Sono state fatte semplicemente iniziative mediatiche ma nessuna delle cose che servirebbero davvero. Ci si sente solo presi in giro".

Al mondo della ricerca universitaria manca all'appello circa 1 miliardo di euro, circa il 20% del budget totale, necessario al normale funzionamento del settore, ha ricordato Parisi, aggiungendo: "ovviamente questa mancanza si è riversate nel taglio delle assunzioni, con il blocco del ricambio dei ricercatori e degli insegnanti". "E' un taglio che risale al 2008, con le misure prese dal ministro Tremonti - ha proseguito il ricercatore italiano - e le correzioni una tantum non servono assolutamente a niente. Nessuno pretende che vengano ripristinati dall'oggi al domani, ma questo buco deve essere in qualche modo recuperato".

Sulle pagine di Nature si è espresso anche Montecucco spiegando che "Renzi è diventato primo ministro in un momento di grave crisi economica e sociale, e ha iniettato un senso di energia e ottimismo nel settore universitario e della ricerca. Le nostre aspettative erano cresciute ma sono state per lo più deluse".

L'articolo ricorda anche due delle iniziative mediatiche di Renzi, il progetto Human Technopole, criticato da molti ricercatori italiani, e la proposta di creare 500 cattedre per professori di 'elite', intitolate a Giulio Natta, i cui criteri di selezione sono considerati inaccettabili da molti ricercatori italiani.

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