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Ricercatori europei 'in marcia' contro i tagli

Anche in Italia incontri nelle università

09 ottobre, 19:27
I ricercatori europei 'in marcia' contro i tagli alla ricerca (fonte: Sciences en Marche) I ricercatori europei 'in marcia' contro i tagli alla ricerca (fonte: Sciences en Marche)

I tagli alla ricerca in Europa dettati delle politiche di austerità minacciano il futuro stesso dei Paesi. Lo scrive su Nature un gruppo di ricercatori europei, fra i quali il fisico italiano Francesco Sylos Labini, del centro Enrico Fermi e dell'Istituto per i Sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, (Isc-Cnr), in una lettera dove additano l'Italia come esempio negativo.

Ricercatori in marcia
Dal 2009, scrivono i ricercatori, i finanziamenti per la ricerca di base in Italia sono scesi a zero e l'assunzione dei ricercatori si è ridotta del 90%. La lettera, che si può sottoscrivere all'indirizzo openletter.euroscience.org, è rivolta ai governi nazionali, Parlamento europeo e Commissione Europea, ed è pubblicata in coincidenza con le iniziative in corso in diversi Paesi, la Francia in testa, dove una marcia organizzata dai ricercatori confluirà a Parigi il 17 ottobre.

Incontri nelle università italiane
Anche in Italia ci sono incontri nelle università, che si concluderanno con un evento a Roma a metà ottobre. Nella lettera si rileva che, al di là delle differenze nazionali, ci sono forti somiglianze nelle politiche dei tagli alla ricerca. In Grecia a esempio il bilancio di centri di ricerca e università si è dimezzato dal 2011. Stessa cosa per il Portogallo, che rischia di chiudere metà dei centri di ricerca.
In Spagna il budget per la ricerca è sceso del 40% e il turnorver dei ricercatori è inferiore al 10%. In Francia i concorsi per i ricercatori sono scesi del 20-25% e in Germania il precariato rende incerto il futuro dei giovani ricercatori.

Si apre divario fra Nord e Sud Europa
In gran parte queste misure, si sottolinea, sono fatte in nome dell'austerità e sembra improbabile un aumento dei finanziamenti da parte dei privati. I decisori politici, prosegue la lettera, ''stanno ignorando che una ricerca solida può contribuire a migliorare l'economia e che è un elemento cruciale nei Paesi più colpiti dalla crisi''.
Questo, osserva Sylos Labini, sta provocando anche una fuga di cervelli e finanziamenti dal Sud al Nord e dall'Europa. ''Spesso ricercatori del Sud Europa che ottengono un grosso finanziamento europeo, nel proprio Paese non trovano le condizioni per restare, come la mancanza di prospettive a lungo termine, e migrano verso Paesi più accoglienti da questo punto di vista''.

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