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Nanomondi. Vedere l'invisibile

Un viaggio nell'universo della scienza 'nano'

14 gennaio, 19:42
Copertima di ''Nanomondi. Vedere l'invisibile'', di Kenneth S. Deffeyes e Stephen E. Deffeyes (edizioni Dedalo, 144 pagine, 18 euro)    Copertima di ''Nanomondi. Vedere l'invisibile'', di Kenneth S. Deffeyes e Stephen E. Deffeyes (edizioni Dedalo, 144 pagine, 18 euro)

Dall'aria ai quasi cristalli: un fantastico viaggio nel poco conosciuto mondo dell'infinitamente piccolo è possibile grazie ai 50 piccoli affreschi di ''Nanomondi. Vedere l'invisibile'' (Edizioni Dedalo, 144 pagine, 18 euro), di Kenneth Deffeyes e Stephen E. Deffeyes.

Il mondo delle nanotecnologie è raccontare e rappresentato per immagini attraverso i testi di Kenneth Deffeyes e le illustrazioni di Stephen Deffeyes. Il lettore viene trasportato in un mondo quasi sconosciuto fino a 100 anni fa, quando nel 1912 la scoperta della diffrazione a raggi X aprì le porte su un ambito della ricerca completamente nuovo.

Gli oggetti che popolano il 'nanomondo', con dimensioni dell'ordine del miliardesimo del metro, vengono raccontati con un linguaggio chiaro e comprensibile anche ai non specialisti, accompagnato da fedeli immagini artistiche.

Il libro si articola in 50 schede dedicate ai principali protagonisti del nanomondo: dalla struttura dei diamanti, che ''se venissero lentamente fatti salire verso la superficie si ricristallizzerebbero in grafite e finirebbero per diventare matite anzichè anelli di fidanzamento'', al cloruro di sodio, la cui struttura ''fu scoperta da Wiliam Henry Bragg e da suo figlio William Lawrence Bragg: il figlio usava i raggi X per studiare la struttura dei cristalli, il padre usava i cristalli per studiare le proprietà dei raggi X''.

Il viaggio, ironico e brillante, si conclude con gli ultimi arrivati: i quasi-cristalli, la cui scoperta è stata premiata con il Nobel nel 2011. ''Le scoperte che ridefiniscono un campo di studi, come nel caso dei quasi-cristalli, possono arrivare a distanza di 100 anni l'una dall'altra; non è una buona strategia - osserva l'autore - quella di tamburellare le dita sul tavolo aspettando la prossima Grande Scoperta''.

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