Percorso:ANSA > Scienza&Tecnica > Libri > I virus non aspettano

I virus non aspettano

La ricerca ''dietro le quinte'', vista da Ilaria Capua

11 dicembre, 16:26
Copertina del libro ''I virus non aspettano. Avventure, disavventure e riflessione di una ricercatrice globetrotter'' (Gli specchi Marsilio, 180 pagine, 16.000 euro)   Copertina del libro ''I virus non aspettano. Avventure, disavventure e riflessione di una ricercatrice globetrotter'' (Gli specchi Marsilio, 180 pagine, 16.000 euro)

Raccontare la ricerca ''dietro le quinte'', dal punto di vista di chi lavora in questo campo tutti i giorni, facendo toccare con mano il lato più avventuroso ma anche il più umano di questa attività: è quanto riesce a fare Ilaria Capua, virologa dell'istituto Zooprofilattico delle Venezie, nel libro ''I virus non aspettano. Avventure, disavventure e riflessione di una ricercatrice globetrotter'' (Gli specchi Marsilio, 180 pagine, 16.00 euro).

''Scrivere un libro è ovviamente una sfida ma soecialmente se non fai lo scrittore di mestiere'', scrive Ilaria Capua, che nel libro passa con disinvoltura e sempre con una grande chiarezza dai racconti delle sue prime esperienze sul campo, ad esempio in Africa con il virus Ebola, alla politica della ricerca conosciuta a Bruxelles, all'esperienza presso i Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc) di Atlanta.

''Scrivere per il pubblico è un mestiere meraviglioso, affascinante e pieno di sfide culturali e personali'', ha detto Capua commentando la sua esperienza di scrittrice. Sono sfide che a suo avviso ''vale la pena che vengano vissute''.

La ricercatrice che nel 2006 si è battuta perchè i dati sui virus influenzali fossero liberamente accessibili ai ricercatori di tutto il mondo, compresi quelli dei Paesi in via di sviluppo, osserva che sul lavoro dei virologi ''c'è attenzione solo quando c'è la minaccia di un'epidemia e questa arriva sulla stampa. Ma dietro l'emergenza - aggiunge - c'è un lavoro costante''. Il libro intende perciò parlare del lavoro dei virologi, ma non solo.

''Vorrei anche fare qualcosa per le tante donne che entrano nella ricerca: la mia testimonianza è un invito a provarci'', ha detto la ricercatrice. E il modo migliore per farlo è raccontare con semplicità la sua vita in laboratorio e fuori, con un linguaggio comprensibile a tutti e una buona dose di ironia. ''Non c'è un filtro in quello che si legge: sono proprio io. Ci sono - conclude - le mie riflessioni, tante cose che volevo dire e cose divertenti che volevo raccontare''.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA