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Esistono le particelle con un solo polo

Sono i monopoli magneitici, previsti 80 anni fa

03 febbraio, 18:43
Rappresentazione artistica del monopolo magnetico (fonte: Heikka Valja) Rappresentazione artistica del monopolo magnetico (fonte: Heikka Valja)
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Per la prima volta è stata dimostrata sperimentalmente l'esistenza di una particella bizzarra, con un solo polo magnetico, chiamata monopolo magnetico e prevista circa 80 anni fa dal padre della fisica quantistica, Paul Dirac.

L'esperimento, pubblicato sulla rivista Nature, è stato realizzato dal gruppo internazionale coordinato dall'Amherst College, negli Stati Uniti. I ricercatori hanno individuato un'inequivocabile 'traccia' del monopolo magnetico e la scoperta permette finalmente di dare importanti conferme ad alcune moderne teorie come quella delle stringhe.

"L'esistenza del monopolo magnetico - ha spiegato Antonio Masiero, vicepresidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) - era stata predetta a livello teorico più di 80 anni fa, ma in tutto questo tempo non siamo mai riusciti a produrli nè tanto meno a vederli. Secondo la teoria, come esistono le cariche elettriche 'separate', come elettrone e protone, dovrebbero esistere anche cariche magnetiche 'separate', i monopoli. Eppure non riusciamo a vederle".

La caccia alla 'particella magnetica' ha coinvolto negli anni un gran numero di enti di ricerca, tra questi anche l'Infn con l'esperimento Macro nel Gran Sasso ideato per la ricerca di monopoli magnetici 'spaziali', ma senza esiti.

Manipolando le particelle di un particolare composto detto condensato di Bose-Einstein, i ricercatori sono ora riusciti per la prima volta a vederne una 'traccia' del monopolo magnetico. Non hanno osservato direttamente la particella, ma sono comunque riusciti a vederne gli effetti prodotti sullo spazio circostante: "una scoperta - ha spiegato Masiero - che ci dice che i monopoli magnetici non sono solo un'assunzione teorica".

La loro esistenza conferma alcuni aspetti cruciali per la teoria delle stringhe e ipotesi sulla nascita dell'Universo. "Si tratta di qualcosa di fondamentale in natura - ha concluso il vicepresidente dell'Infn - e potrebbe avere importanti implicazioni future difficili da immaginare. Come è accaduto con la scoperta dell'elettrone, di cui non ci si potevano aspettare grandi utilizzi, invece oggi domina la tecnologia".

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