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Stephen Hawking ci ripensa, i buchi neri non esistono

Non vero che al loro campo gravitazionale non sfugge nulla

27 gennaio, 17:36
Rappresentazione artistica di un buco nero (fonte: NASA) Rappresentazione artistica di un buco nero (fonte: NASA)

Il fisico britannico Stephen Hawking ha rivisto una delle sue teorie più celebri. Secondo lo studioso dell'Università di Cambridge, i buchi neri non esistono, o meglio vanno teorizzati diversamente da quanto è stato fatto sino ad oggi. Non sarebbe vero, infatti, che nulla può sfuggire al campo gravitazionale da loro generato. Era stato proprio Hawking a sostenere questa teoria, diventata punto di riferimento per gli astrofisici di tutto il mondo.

Ora lo stesso Hawking l'ha smentita in uno studio inviato al sito arXiv. ''Nella teoria classica non c'è fuga da un buco nero, ma la teoria quantistica permette a energia e informazione di uscirne'', ha affermato il fisico in un'intervista a Nature. Quindi il concetto di ''orizzonte apparente'' per i buchi neri, confine invisibile che non si può superare, di fatto decade, e viene sostituito da un nuovo tipo di orizzonte che può invece venir attraversato da particelle ed energia.

Alla luce di questo nuovo concetto, questi oggetti stranissimi che nascerebbero dal collasso gravitazionale di stelle molto più grandi del Sole (almeno 10 volte), non sarebbero dei voracissimi imbuti da cui nulla scappa, come li abbiamo immaginati anche attraverso le teorie di Hawking. In realtà lascerebbero sfuggire un po' di materia ed energia anche se completamente trasformate.

Per il celebre fisico, autore del libro 'Dal big bang ai buchi neri', il confine invisibile, chiamato orizzonte degli eventi, che si pensa avvolga ogni buco nero, oltre il quale nulla, nemmeno la luce, può sfuggire, non esisterebbe. Al suo posto, la proposta radicale di Hawking, è un molto più benigno 'orizzonte apparente', lungo il quale energia e materia restano imprigionati, come bloccati su un tapis roulant, ma non per sempre e riescono a un certo punto a sfuggire.

''Gli oggetti restano sempre gli stessi ma il loro confine non sarebbe un muro invalicabile, ma una barriera fluttuante che potrebbe anche essere superata'' osserva Patrizia Caraveo, direttrice dell'Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).
''Ci sarebbe - spiega l'astrofisica - una sorta di turbolenza che permetterebbe un passaggio di energia e di informazione da dentro a fuori''. Una spiegazione completa del processo, il fisico ammette, richiederebbe una teoria che fonda con successo gravità con le altre forze fondamentali della natura. Ma questo è un obiettivo che sta sfidando i fisici da quasi un secolo e al quale sta lavorando Hawking stesso.

La nuova teoria del fisico britannico, secondo il punto di vista di Caraveo è ''un tentativo di conciliare la teoria corrente sui buchi neri e la seconda legge della Termodinamica''. Quando la materia cade nel buco nero, spiega l'esperta, viene persa dal bilancio generale e quello che succede è che l'Universo è impoverito e ciò va contro la seconda legge della termodinamica.
Preservare questa legge è rassicurante, sottolinea Caraveo che però si chiede ''quali sarebbero le conseguenze di questo nuovo concetto per chi i buchi neri cerca di studiarli attraverso la radiazione che emettono al di là dell'orizzonte degli eventi''.

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