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Il primo giorno di luglio durerà un secondo in più

Servirà a sincronizzare Tempo Universale e rotazione terrestre

15 giugno, 19:54
L'orologio atomico dei laboratori statunitensi del Nist (fonte: NIST) L'orologio atomico dei laboratori statunitensi del Nist (fonte: NIST)

Occhio all'orologio: il primo giorno di luglio durerà un secondo in più. La decisione viene dall'ente internazionale che studia la rotazione terrestre e i sistemi internazionali di riferimento, l'International Earth Rotation and Reference Systems Service (Iers) di Parigi, e risponde alla necessità di sincronizzare il Tempo coordinato universale (Utc) basato su una rete di orologi atomici estremamente precisi con il moto di rotazione della Terra intorno al proprio asse.

   Il cosiddetto 'secondo intercalare' cadrà in piena notte, all'una e 59 minuti del primo luglio. Allo scoccare di quell'ora, come ricorda l'Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (Inrim) di Torino, ''i segnali di tempo provenienti da questo Istituto, compresi quelli irradiati dalla Rai, quelli distribuiti sulla rete telefonica e quelli sulla rete internet via Ntp saranno ritardati di un secondo''.

   L'idea di aggiustare all'occorrenza le lancette degli orologi atomici per adeguare l'ora artificiale del Tempo coordinato universale alle irregolarità della rotazione terrestre è nata negli anni Settanta, quando la scala di tempo Utc venne adottata come riferimento anche per gli usi civili oltre che per quelli scientifici e fu definita come la scala di tempo con unità pari al secondo atomico. Il primo secondo di correzione è stato inserito il 30 giugno 1972 (il primo luglio in Italia), e da allora ne sono succeduti altri 23, l'ultimo dei quali risale al capodanno del 2009.

   Il dibattito sull'utilitàdel secondo intercalare è in corso da tempo. La sua soppressione, suggerita da un gruppo di esperti, è stata recentemente discussa anche dai rappresentanti dei Paesi membri delle Nazioni Unite riuniti lo scorso gennaio a Ginevra in occasione dell'Assemblea sulle Radiocomunicazioni dell'Unione internazionale delle telecomunicazioni (Uit). Tra i Paesi favorevoli alla soppressione del secondo intercalare vi erano gli Stati Uniti e la maggioranza dei Paesi europei, tra i contrari la Gran Bretagna con Cina e Canada. In mancanza di un accordo, si è covenuto infine di rinviare ogni decisione al 2015.

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