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Ha 50 anni il ‘nonno' del super-acceleratore Lhc

Si chiama Ada ed è italiano, nato mezzo secolo fa nei Laboratori di Frascati dell’Infn

07 dicembre, 13:30
L’Anello di Accumulazione (Ada) (fonte: INFN) L’Anello di Accumulazione (Ada) (fonte: INFN)

Ha compiuto 50 anni il primo acceleratore del mondo, che può quindi essere considerato il "nonno" del Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra:
l'Anello di Accumulazione (AdA) è stato, nel 1961, la prima macchina al mondo nella quale fasci di particelle si scontravano frontalmente dopo aver orbitato in un anello.
   Quel prototipo unico al mondo ha rappresentato un successo senza precedenti dei Laboratori di Frascati dell'allora neonato Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). E' stato anche il frutto di un lavoro appassionante per centinaia di giovani ricercatori guidati dal fisico austriaco Bruno Touschek. AdA ha avuto una vita scientifica breve, ma rimane una pietra miliare della storia della scienza perché è stato il capostipite di generazioni di acceleratori che hanno aperto la frontiera della conoscenza dell’infinitamente piccolo.
   Dopo la costruzione, avvenuta nel 1961, l'anno successivo AdA venne trasferito in Francia, al Lal (Laboratoire de l'Accélérateur Linéaire), dove si trovava un acceleratore
lineare di alta energia e alta intensità grazie al quale le particelle venivano iniettate in AdA. Questo trasferimento segnò l'inizio della sperimentazione nella fisica delle
collisioni tra elettroni e le loro particelle di antimateria, i positroni.
   Da allora nel mondo sono stati costruiti circa 80 acceleratori in grado di fare collidere fra loro fasci di particelle e l’esempio più recente, così come il più celebre, è il gigantesco Lhc.  "Gli acceleratori di particelle sono veri e propri velieri della conoscenza", ha osservato il direttore dei Laboratori di Frascati dell'Infn, Umberto Dosselli. Oggi al mondo ne esistono più di 10.000, in massima parte dedicati ad attività industriali o alla medicina.
AdA ha avuto il merito di confermare non solo la possibilità di accumulare elettroni e positoni, ma anche che i pacchetti di queste particellene possono incontrarsi effettivamente, producendo reazioni. L'unico processo possibile in AdA era la produzione di un fotone nell'urto fra elettroni e positroni, reazione che venne osservata e studiata, verificando la consistenza interna dei risultati con le caratteristiche della macchina.

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