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Le proteine che ricaricano il cellulare

Le sta sviluppando un'italiana nell'università dell'Arizona

03 aprile, 08:32
Le proteine che 'fabbricano' idrogeno potranno essere prodotte in grandi quantità da comuni batteri  E. coli (fonte: Rocky Mountain Laboratories, NIAID, NIH)  Le proteine che 'fabbricano' idrogeno potranno essere prodotte in grandi quantità da comuni batteri E. coli (fonte: Rocky Mountain Laboratories, NIAID, NIH)

Ricaricare le batterie del computer o dello smartphone grazie a proteine capaci di 'fabbricare' idrogeno, il combustibile pulito del futuro. E' lo scenario che si potrebbe aprire grazie alle ricerche di Marina Faiella, la giovane biochimica italiana che lavora negli Stati Uniti presso l'università dell'Arizona e che è fra le vincitrici della borsa di studio internazionale L'Oreal-Unesco del programma 'Donne e Scienza' 2013.

''L'idrogeno può rappresentare una fonte illimitata di combustibile pulito'', spiega Faiella. ''Il problema è che in natura questo gas non è disponibile in forma pura, ma solo immagazzinato all'interno di svariate sostanze come l'acqua: purtroppo gli attuali metodi di produzione non sono adatti ad un impiego su vasta scala perchè usano costosi catalizzatori a base di platino oppure causano inquinamento''.
Una valida alternativa viene però offerta dalla natura. ''Nelle piante e in alcuni batteri esistono delle proteine, chiamate idrogenasi, che sono capaci di convertire protoni in idrogeno molecolare. Si tratta di proteine molto complesse - aggiunge la ricercatrice - di cui stiamo ancora tentando di comprendere a pieno il meccanismo''.
Il suo obiettivo è proprio quello di catturare il loro 'cuore', cioè quella parte responsabile della produzione dell'idrogeno, per poterla poi riprodurre in maniera semplificata all'interno di proteine di sintesi sviluppate al computer che conterranno un atomo di ferro per catalizzare la reazione chimica.

''Il progetto è ancora in fase embrionale - precisa Faiella - ma in futuro potrebbe consentire di produrre idrogeno a costi contenuti e senza inquinare. L'obiettivo è creare dei bio-reattori dove batteri comuni come l'Escherichia coli possano produrre grandi quantità di queste proteine. Il passo successivo sarà immobilizzarle su dei supporti per ricaricare le batterie dei nostri smartphone''.

E' dunque un progetto complesso, che richiederà una stretta collaborazione tra chimici, biologi, fisici dei materiali e ingegneri. Per questo la ricercatrice ha scelto di portarlo avanti negli Stati Uniti, dove c'è una grande attenzione al tema dei bio-carburanti. Basti pensare che il Dipartimento dell'Energia americano ha stanziato ben 700 milioni di dollari in 5 anni per sostenere l'Energy Frontier Research Center Bisfuels, una rete di quasi 50 istituti impegnati nella ricerca di nuove soluzioni energetiche amiche dell'ambiente. Questa rete comprende anche l'università dell'Arizona, dove Marina Faiella lavora sotto la guida di un'altra italiana, Giovanna Ghirlanda. Ulteriore 'benzina' per le loro ricerche arriverà dai 40.000 dollari che Faiella ha appena vinto grazie alla borsa di studio internazionale L'Oreal-Unesco del programma 'Donne e Scienza' 2013.

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