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Batteri 'estremi' candidati a fabbriche di biocarburanti

Per la prima volta si è riusciti a controllarli

18 aprile, 21:33
Una solfatara nell'isola di Vulcano: è l'ambiente nel quale è stato scoperto il batterio estremofilo Pyrococcus furiosus (fonte: Yure 13) Una solfatara nell'isola di Vulcano: è l'ambiente nel quale è stato scoperto il batterio estremofilo Pyrococcus furiosus (fonte: Yure 13)

Diventa possibile controllare i microorganismi 'estremi' che vivono a temperature vicine ai 100 gradi. Grazie a una nuova tecnica di manipolazione, pubblicata sulla rivista mBio e ideata da un gruppo di ricercatori dell'Università americana della Georgia, si apre la possibilità di utilizzare questi organismi in potenti fabbriche di biocarburanti.
I microrganismi estremofili, che vivono in ambienti con temperature vicine o superiori al punto di ebollizione dell'acqua, hanno un enorme potenziale biotecnologico in quanto, a differenza di lieviti e batteri, sopportano facilmente le alte temperature dei procedimenti industriali. La difficoltà per l'utilizzo in larga scala di questi microrganismi è però nella complessità di poterne modificare le caratteristiche in modo da 'riprogrammarli' a eseguire compiti specifici. I ricercatori statunitensi sono riusciti per la prima volta a manipolare l'archeobatterio estremofilo Pyrococcus furiosus, che cresce in modo ottimale a 100 gradi, per renderlo in grado di controllare i prodotti di fermentazione industriale senza la necessità di induttori e prodotti chimici. Come spiegano gli stessi ricercatori, si tratta di un primo passo verso l'espressione di geni e produzione di enzimi per arrivare in futuro alla produzione di biocarburanti e la degradazione di biomassa grazie a microrganismi estremofili.
 

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